Valeria Solarino
Valeria Solarino racconta il terrore più bello della sua vita. Presto nel nuovo film di Placido.
di Alberto Motta - foto di Tommaso Mei
Prendila se ci riesci, Valeria. La trentenne attrice italiana (nata a El Morro de Barcelona) conclude da poco un film che ha suscitato approvazione nelle comunità gay - Viola di mare, storia di un amore tutto al femminile in un sud Italia scolpito a spigoli vivi dalla regista Donatella Maiorca e coprodotto dalla bella Maria Grazia Cucinotta - e clamore di stampa, e già si piazza davanti alla telecamera di Michele Placido per un progetto top secret sulla vera vita del bandito gentiluomo Renato Vallanzasca. La chiami su Skype per l’intervista e la trovi a San Francisco, poi Seattle, poi New York per esportare il buon cinema italiano. Viola corre, seguendo il suo amore per la recitazione e la musica. Esatto, le sette note. Proviamo a tenerle dietro…
VALERIA? COME MAI FUORI DALL’ITALIA?
Sono negli Stati Uniti con il NICE (acronimo per New Italian Cinema Events), che nasce con l’obbiettivo di far conoscere i nuovi film italiani nel mondo e provare a trovare una distribuzione estera.
COME STA IL CINEMA ITALIANO FUORI DAI CONFINI NAZIONALI?
Benissimo. Viola di Mare, mio film recente piace molto. Parla di libertà , libertà di amare, quindi è un tema universale. Gli studenti della New York Film Accademy volevano sapere tutto: dalle cose più tecniche a quelle più intime ed emotive.
E A PROPOSITO DI AMORE, TI FACCIO DEI NOMI: NEGRAMARO E GIANNA NANNINI.
La musica mi è sempre piaciuta ma non sono mai stata un’appassionata di quelli che sanno tutti i concerti storici di un gruppo o hanno tutti i dischi anche quelli mai usciti. Non mi voglio distrarre dal mondo del cinema però devo dire che ‘cantare’ davanti a migliaia di persone urlanti è una bellissima sensazione. Da piccola mi piaceva Bruce Springsteen e cercavo di imparare l’inglese per capire i suoi testi. Poi ho avuto il periodo Nirvana: mi vestivo come Kurt Cobain, magliette a più strati,maglioni della nonna un po’ consumati, jeans e anfibi. Ho pure portato i capelli scalati come lui per un po’. Il primo amore però è stata Gianna Nannini. Ricordo che il primo disco che ho comprato con i miei soldi è stato I maschi. È strano, se ci penso ora, far parte con la mia voce di un suo brano Attimo e aver fatto anche il video musicale. Per non parlare poi del concerto di San Siro per l’Abruzzo dove Gianna mi ha voluta sul palco e dei concerti del suo ultimo tour a Roma e Torino dove ho anche cantato con lei. Fantastico e surreale se penso che non so cantare e che a scuola durante i saggi di canto mi mettevano il più possibile lontano dal pubblico per non far sentire troppo le mie stonature.
I Negramaro li ho conosciuti grazie a D’Alatri che li ha voluti per la colonna sonora del film La febbre. Ricordo che venivano sul set a vedere le riprese e poi la sera scrivevano la musica. È stato un onore per me fare il video di Tre minuti l’anno dopo.
TRA I TUOI PROSSIMI IMPEGNI, UN FILM SU VALLANZASCA DIRETTO DA MICHELE PLACIDO CHE…
...di cui, come ti avevo ampiamente anticipato, non posso parlare.
PASSI ESSERE MOLTO A GUARDIA ALTA: MECCANISMO DI AUTODIFESA?
Direi che più che altro è timidezza. Starei volentieri totalmente esposta ai cazzotti, ma sono fatta così e forse inconsapevolmente mi difendo anche.
UN UOMO PER CONQUISTARTI COSA DEVE NON FARE. TRE COSE?
Sentirsi un figo, curarsi troppo, ridere delle sue battute.
SCAMARCIO, FABIO VOLO, CARLO VERDONE, SERGIO CASTELLiTTO, FILIPPO TIMI: RIENTRANO NELLA CATEGORIA SOPRA?
Nessuno di loro! Adoro tutti gli attori con i quali ho recitato. Con Riccardo Scamarcio però ho lavorato molto poco e mi piacerebbe fare qualcosa con lui.
PERCHÉ L’ITALIA DELLA CELLULOIDE NON E’ PIU’ UN MERCATO MONDIALE?
Oggi in Italia non c’è un mercato del cinema forte. È già molto difficile coinvolgere il pubblico italiano ad andare a vedere il cinema. Credo che tutto parta da qui. Io sto ancora cercando il mio modo stile, che in realtà credo sia più un metodo di preparazione ad un lavoro - e questo credo di averlo trovato.
HAI GIOCATO A BASKET, TI PIACEREBBE RECITARE LA PARTE DI JAMES BOND; SEI UN MASCHIACCIO?
Mi è sempre piaciuto fare sport. Non credo ci siano sport maschili e sport femminili. Per quanto riguarda James Bond… mi piacerebbe davvero un ruolo così.
Credo che la vera emancipazione femminile non passi dal diventare il più possibile simile all’uomo, ma nell’affermare la propria identità femminile.
UNA STORIA OMOSESSUALE NELLA REALTÀ. COME LA VIVRESTI?
È pieno il mondo! Però la vivrei sicuramente con qualche difficoltà , il nostro paese, come tanti altri nel mondo, non è ancora pronto ad accettare ciò che non è esattamente come ci si aspetta.
LA COSA PIU’ ROCK’N'ROLL CHE HAI FATTO NELLA TUA VITA.
Come dicevo prima, cantare con Gianna Nannini di fronte a una folla urlante. È stato il terrore più bello della mia vita.
COSA NON FARESTI NEMMENO PER 10 MILIONI DI EURO?
Per 10 milioni di euro da attrice farei davvero tutto!
DOPO L’ESORDIO IN “FAME CHIMICA” COM’E’ CAMBIATA LA TUA VITA?
Fame chimica è stato il mio primo film; avevo fatto solo una piccola cosa nel film di Mimmo Calopresti La felicità non costa niente ma il primo vero ruolo è stato questo. Studiavo ancora recitazione al Teatro Stabile di Torino, ma ho avuto l’appoggio dei miei insegnanti che mi hanno spinta ad accettare.Temevo di perdere troppe lezioni e non potermi diplomare. Mi sono divertita molto in quel film, gli unici attori eravamo io e Marco Foschi, gli altri erano ragazzi presi davvero da quella Milano dei centri sociali, delle case popolari. Ricordo che cercavo di imitarli per rendermi il più credibile possibile, con quei pantaloni enormi, i capelli colorati e il piercing sul labbro. Poi ho finito la scuola di teatro e ho iniziato a sostenere provini nel cinema, allontanandomi un po’ dal teatro.
E CON IL LAVORO ARRIVANO I COMPROMESSI.
Durante la lavorazione di un film non ci sono molti compromessi, gli attori vengono sempre coccolati. Al massimo ho dovuto sopportare qualche bizza di attori più importanti o semplicemente più capricciosi. Ma va bene così, io avevo 20 anni quando iniziai la scuola del Tearto Stabile di Torino, e già molto tempo sentivo che quella sarebbe stata la mia vita. Rimpiango di aver iniziato un po’ tardi.
IL TUO SOGNO NEL CASSETTO?
Mi piacciono i film autentici, con un’idea, alimentati dalla voglia di raccontare. Non mi piace far parte di una macchina, come un ingranaggio facilmente sostituibile.


