Chi non salta…
…rider non è! Chi è il rider? Ve lo spieghiamo in poche parole: una tavola simile allo snowboard, un motoscafo, onde e capriole. Obiettivo: fare una bella figura. Nome dello sport: wakeboard. Iniziate a sgranchirvi le ossa.
di Joni Scarpolini
Non ti sbucci le ginocchia e nemmeno ti fai un bel ruzzolone sulla neve: quando caschi ti ritrovi semplicemente con la testa sott’acqua. Poi certo, chi soffre di cervicale è meglio che lasci perdere fin da subito e rimanga ad osservare le gesta di questi giovanotti intrepidi che non amano vivere la vita per gradi, almeno che i gradi non siano inferiori a 180. Perché il wakeboard (tradotto, tavola da scia) è uno sport acquatico da urlo. Anzi, meglio non urlare sennò ti va l’acqua di traverso. Quindi, bocca chiusa e piedi legati a questa strana tavola che somiglia allo snowboard, ma è più larga e più spessa, e allo skateboard, ma ovviamente non ha le rotelle. Il wakeboard, specialità dello sci nautico nata negli Usa nei primi anni Ottanta, è infatti cugino dello snowboard, dello skate-board e del surf da onda (non chiedeteci di chi sia zio) e vicino di casa della specialità delle figure. Troppo complicato? Tranquilli, vi daremo le istruzioni per l’uso risparmiando i termini tecnici per non farvi fare salti mortali nel ragionamento. Anche perché, se volete essere protagonisti di questo sport così spericolato, i salti mortali li dovrete fare per davvero.
Innanzitutto, una volta messi i piedi sulla tavola, niente panico: non sarete soli ma ci sarà un tizio, al comando di un motoscafo o di una moto d’acqua, che vi porterà a passeggio per la superficie del mare o del lago. Ora afferrate l’impugnatura della corda in nylon che vi collega all’imbarcazione e lasciatevi trascinare. Tutto qua? Eh no, altrimenti sarebbe come fare del semplice sci nautico. E ai wakeboardisti piacciono solo le cose complicate. C’è da dire che la prima volta in acqua con una tavola ai piedi potreste sentirvi un po’ fuori posto. Un po’ in forse, direbbe Vasco. Inoltre la partenza del motoscafo vi darà un colpo secco in avanti che inizialmente vi farà perdere l’equilibrio e pentire di aver accettato questa sfida con voi stessi. Ma finché la barca va, lasciatevi andare. Ed è qui che vi vogliamo: il motoscafo, che viaggia a un velocità compresa fra le 18 e 24 miglia all’ora, produrrà un’onda che dovrete essere abili a sfruttare come rampa per eseguire in volo rotazioni acrobatiche di 180 gradi.
Ma siamo solo ai preliminari. Perché a garantire spettacolo puro sono i salti mortali, i cosiddetti flip, rotazioni più complesse come 360, 540 e 720 gradi che tracciano nell’aria figure bizzarre sulle quali la giuria esprimerà un giudizio qualitativo, tecnico e artistico. Insomma, l’importante è non fare una brutta figura. Se invece ne fate più di una bella, allora sì che potrete dire di essere riders. Riders apprendisti, certo. Perché in Italia i professionisti se non si contano sul palmo della mano poco ci manca: “Sul nostro territorio gli iscritti sono circa tremila – ci spiega Silvio Falcioni, presidente della Federazione Italiana Sci Nautico – mentre gli atleti federali sono duecento di cui un’ottantina di alto livello: pochi ma vincenti”.
Presidente, come va il wakeboard italiano dal punto di vista agonistico?
Si tratta di una specialità nuova, entrata in Federazione cinque anni fa e che negli ultimi due ci ha dato grandi soddisfazioni: ai Mondiali 2006 siamo arrivati quarti come squadra, mentre quest’anno Ginevra Gentile ha conquistato l’oro agli Europei in Sudafrica e l’argento ai Mondiali in Qatar. E ha solo quindici anni.
Una bambina prodigio. Qual è l’età media dei riders?
Tra i sedici e i diciotto. Tutti “bambini” in gambissima. Ma si va anche dai dodici ai trent’anni. Il wakeboard sta crescendo molto in Federazione, sia quantitativamente sia qualitativamente: quando si vincono medaglie individuali e di squadra significa che alle spalle c’è un movimento in ascesa.
Eppure in Italia viene considerato uno sport emergente.
Il futuro però promette bene: il wakeboard è dinamico ed esplosivo e ha molto appeal per i media, soprattutto per la tv.
Difficile da imparare?
Non come può sembrare, perché nonostante sia così spettacolare è una delle discipline più semplici da praticare fin da ragazzini, vedi la Gentile. Certo, per vincere agli Europei e ai Mondiali bisogna lavorare molto duramente. Ma per divertirsi e basta il wakeboard è accessibile a tutti e ha persino dei costi contenuti: una giornata sulla tavola costa meno di una giornata sugli sci da neve.
Per gareggiare è meglio la superficie oleata del lago o quella più increspata del mare?
E’ uguale, anche se sul mare ci si diverte di più perché ci sono spazi più ampi. I nostri club più importanti hanno sede in località lacustri, in particolare sul Lago di Como.
Il wakeboard è un vero e proprio stile di vita?
Sì, i riders conducono una vita completamente diversa. Ricordano vagamente i surfisti della Florida o gli hippy degli anni Sessanta, ma senza quegli eccessi. Sono più liberi nel modo di vestire, più fatalisti. C’è da dire però che i nostri atleti hanno una bella mentalità di squadra e non lavorano solo per se stessi: sono inquadrati nella Federazione e rispettano le sue regole.
Slidate, surfate, capriole da torcicollo e scariche di adrenalina. Roba al limite dell’impossibile. Per i dilettanti, invece, ciò che conta è divertirsi senza la pressione della gara. Ben venga poi qualche rampa vertiginosa o qualche salto semi-mortale. Tanto se cadete non dovete investire in cerotti: al massimo vi va di traverso un po’ d’acqua.
ISTRUZIONI PER L’USO
Requisiti minimi: saper nuotare (ovvio!), impegno (come in ogni cosa) e una giusta dose di spericolatezza (senza questa…).
Tanto per cominciare: rompete il ghiaccio con qualche esercizio a secco, poi subito in acqua, meglio se sotto la guida di un esperto che può fornirvi tutte le indicazioni per compiere le evoluzioni. In circa dieci lezioni si può arrivare a livelli quasi agonistici. Stare in equilibro le prime volte sarà un po’ difficile. Rimanete diritti con il corpo e mantenete le gambe leggermente piegate per ammortizzare le onde.
Tipo di imbarcazione: qualunque (è questo il bello del wakeboard), purchĂ© si rispettino le norme di navigazione e i divieti delle capitanerie. Se però volete fare sul serio, utilizzate un’imbarcazione appositamente caricata in modo da creare l’indispensabile hard wake (onda dura) e un pilone da traino rialzato in modo da avere piĂą stallo in aria.
Origini del mito: la colpa è tutta di alcuni surfisti americani primi anni Ottanta che nei soporiferi momenti di mancanza d’onda cominciarono a farsi trainare da vari tipi di imbarcazione e apparecchiare le loro tavole in maniera sempre diversa: vennero accorciate e ristrette fino ad assumere le sembianze degli snowboard e degli skateboard. Negli ultimi cinque anni il virus-wakeboard ha attraversato l’Atlantico e si è diffuso in Italia. E sta diventando una malattia incurabile.

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