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L’Avana, la bugiarda
L’Avana, la bugiarda

L’Avana, la bugiarda

Sguardi di donne, rumori, musica, rhum, seduzioni, contraddizioni. La notte della capitale cubana è bellissima, è un ingrediente della felicità.

Testo e foto Marco Archetti

La notte, all’Avana, può fare l’incantesimo. E non c’entrano i Cubalibre che avete incamerato, né i mojitos con la fogliolina o il vostro emulante etilismo hemingwaiano. Si tratta di altro. Bastano due passi in prima serata per la Rampa, la storica calle 23. E fendendo nugoli di occhiute mulatte che barcollano su vertiginosi tacchi di sandali prestati e di buffi imbranati con passaporto europeo, noterete come un taxi Lada possa improvvisamente diventare la carrozza-zucca per una Cenerentola di Las Tunas o la rivincita di una vita di solitudini per un vicentino orribilmente latteo. Non fosse che il discorso si presterebbe a troppo malinconici risvolti, vi confesso di aver provato, i primi tempi, qualche impeto di ingenua commozione nel vedere come dopotutto i mondi si incontrino e le tavolozze ospitino esperimenti ben al di là delle lontananze ideologiche o razziali. E il che non sarebbe affatto un male. Peccato sia sempre e solo tutto qui. In fondo è la vecchia storia del pane e dei denti, e a dire il vero i cosiddetti interscambi culturali non navigano molto oltre la breve risacca delle lenzuola.

Palpiti notturni
La notte, all’Avana, è gremita di sguardi. Sguardi corvini, ammiccanti, affilati. Alcuni che sbocciano spontanei nel buio e che sconquasserebbero anche un santo del paradiso, altri invece architettati e sovraespressivi, che interpretano la perversione sulla scorta di convincimenti costruiti per approssimazione di ciò che loro sono convinti che noi consideriamo lussuria caraibica. Baci, sciocchi, richiami di ogni genere sibilano da un lato all’altro dei marciapiedi. Capita di sentirsi dire di tutto camminando per di lì, a volte addirittura veri e propri piropos – gli audacissimi apprezzamenti che di solito gli uomini rivolgono alle donne. E così pitonesse curvilinee da raegguetòn ondeggiano scure al ritmo di una musica che sgorga da una Chevrolet di passaggio e ti lodano con una sfacciataggine a cui non sei uso. Poi ti rendono edotto del fatto che loro, be’, loro lì hanno il miele, “devi solo volermi, papi, io sono qui”, e come minimo sanno pure una frase nel dialetto del tuo paese nella bassa bergamasca. Il tutto poi si risolverà in una Tropicola in un bar non troppo affollato, in una disastrata via laterale, e tra detriti, pozze e palpiti da canzonetta di Louis Miguel, ci si alzerà dopo essersi fatti alleggerire di qualche spicciolo più del dovuto (il cinismo dei camerieri cubani che colgono in flagranza erotica il credulone di turno è micidiale) e si fermerà il primo taxi che sfreccia sul malecòn per convolare a giusto materasso e alle sue promesse equitazioni. Potrebbe capitarvi tutto questo in una notte sulla 23, e il fatto che non capiti dipende solo da voi.

Tecniche di seduzione
Il punto è che la notte, all’Avana, ha le sue seduzioni. E al di là di questa poco credibile recita del corteggiamento (che alla fin fine, sia detto con cautela e senso etico ma fuor di vieto moralismo, offre una salvifica illusione al vicentino e regala un frigorifero alla famiglia della cubana), dicevo, al di là di tutta questa complicata matassa politico-antropologica e delle sue implicazioni, ha dolcezze e attrattive impareggiabili. Non saprò mai spiegare quel che si prova camminando per il malecòn quando maree odorose vi travolgono tra oceano e porticati pastello da quinta teatrale in dismissione; o aggirandosi per le strade alle spalle del Capitolio, magari molto tardi – e i loro nomi suonano così: Lamparilla, Muralla, Dragones –, e l’alba rivela un sorriso inatteso di qualche tiratardi con cui bere qualcosa seduti sui gradini di una casa; o entrare, la sera, in una specie di garage-palestra ribollente sudore, dove qualcuno sta boxando;
o il meno lirico e piĂą prosaico brivido di felicitĂ  terrena che si prova agitandosi sulla pista di un locale come lo Yoni facendosi contagiare dal vitalismo dei cubani.

Havana club
Però, sappiatelo, l’Avana non è solo quella che vedete. L’Avana esiste anche sottoterra, e camminarci di notte dà l’idea di muoversi su un formicaio. A ogni angolo di strada ci sono rumori di officine musicali o idrauliche – un complessino sta provando qualcosa o qualcuno sta riavviando impianti depressi. A buttare un occhio dentro le finestre spalancate, in questi opachi acquari familiari, vedrete qualche mamita sovrappeso che offre un goccio di rhum al santo di legno che tiene sopra il televisore in bianco e nero, selve di cavi della corrente che imbrigliano i percorsi di qualche spericolato bambino in ciabatte e canotta, e a presiedere tutta questa normalità, a sorvegliare e a benedire, gli immensi, ronzanti, scalcinati ventilatori sovietici e la luce di qualche neon, che rapprende in uno sciroppo giallastro tutti i colori.
Dovete saperlo prima di partire:
la notte all’Avana è un ingrediente della felicità. Perché dopo una notte all’Avana io ho creduto di capire tutto. Non di quello che c’è lì, che è costellato di contraddizioni, asprezze e assurdità. No. Di tutto il resto. Ho sentito una vibrazione, un raggio verde emotivo. La sensazione che qualcosa mi si rivelasse.

Bugie sexy
La notte all’Avana è bellissima. Passatela con chi volete voi a bere qualunque cosa decidiate di bere, guardando i tetti ingombri della città mentre vi arrivano folate di musica e pulsazioni ritmiche, dondolii melodiosi e serenate registrate su cassetta e sparate a mille nella camera remota di un chissachì, guardando caterve stellari e pensando che forse non c’è nulla di più emozionante e allegro e triste di una notte in questa città che le ha viste tutte, che è una vecchia signora un po’ sfatta ma è stata bella, che ha molto amato e molto vissuto e adesso è solo stanca, ma ti accompagnerà lo stesso. Tardi, molto tardi, andrete a dormire e vi terrete stretti, e avrete dentro un languore e una promessa che dureranno un niente, ma ci crederete tutti e due, per quella volta e per le successive, come una recita che ricomincia e che non rivela le sue regole. E la guarderai, l’Avana, dormire e svegliarsi accanto a te. E la amerai per sempre, perdutamente. Perché l’hai sempre saputo: le donne migliori sono quelle bugiarde.

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