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Valentino Rossi - Prova dello 09

Leona Lewis
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Per Leona Lewis non esiste solo il fattore C. Ancora più importante è quell’ X Factor che l’ha lanciata in UK.
Ora conquista l’Italia, in maglietta e jeans.

di Livio Bottegal

Basta poco per inquadrarla: cerbiatto di origini caraibiche da parte di madre, felicemente fidanzata con un elettricista conosciuto all’età di 9. Non esattamente la follia glam fatta donna. Se non fosse per quel fattore X che ha svirgolato la sua vita tranquilla sparandola nell’Olimpo del pop. Cantando. Quello che ha sempre voluto fare: “probabilmente il primo ricordo che ho è di quando cantavo sul sedile posteriore della macchina di mio padre: lui faceva il dj part-time e io cantavo i suoi dischi, molti dei quali hanno influenzato il mio gusto musicale, il mio stile, il mio modo di cantare.

Una delle prime canzoni che ho sentito era probabilmente di Minnie Riperton. Ascoltavo molto anche Michael Jackson e Whitney Houston. Canzoni belle e potenti che in qualche modo mettevo in relazione con la mia vitaâ€.

Tu sei una londinese fatta e finita…
Più o meno, vengo dall’East End di Londra. Vivo a Hackney da quando ho sei anni. È un posto molto alla buona, che mi fa rimanere con i piedi per terra. È pieno di gente normale come me. Sono andata a scuola in zona, ma anche da altre parti. Lì vive ancora la mia famiglia ed è bello tornare a trovarli e passare un po’di tempo insieme.

Se non fossi una cantante saresti…
Non lo so. Siccome canto da quando ero così piccola, sognavo di fare la cantante di professione. La mia famiglia mi sostiene molto, mi ha sempre incoraggiata a seguire la mia passione. Non avevo mai pensato di fare altro a parte cantare. Quando qualcuno mi chiedeva “cosa vuoi fare da grande?â€, non rispondevo altro.

Ora in Italia sbarca X Factor, il talent show che ti ha lanciata. Ma lo hai mai guardato davvero prima di partecipare?
Ho guardato qualche puntata e ho sempre pensato che fosse un bel modo per dimostrare cosa sai fare e farti notare dalla gente.

Diplomatica. Come andò l’audizione?
La mia prima audizione è stata snervante. Prima di vedere i giudici c’è una selezione, per cui pensavo che forse non avrei nemmeno passato il turno.

Appari molto timida. È verità o una maschera?
Ci metto un po’di tempo ad aprirmi. Ho una placida fiducia in me stessa, non faccio nulla che sia contrario a ciò in cui credo. Magari pensano che io sia timida per questo motivo.

Diciamo che non sei una party girl chiassosa…
C’è differenza tra essere chiassosi ed essere sicuri di sé, e io certamente ho fiducia in me stessa.

Devi molto a quel satanasso dello scouting musicale che è Simon Cowell (ideatore del programma e dell’analogo American Idol). Quando l’hai incontrato?
È stato alla mia prima audizione per X Factor. C’erano Simon Cowell, Louis Walsh, Paula Abdul e Sharon Osbourne. Avevo davvero paura a cantare davanti a loro quattro. Mi hanno dato un feed-back molto positivo e mi hanno fatto fare il secondo turno. Da allora Simon è stato un grande mentore per me durante lo show e anche dopo.

Come riassumeresti il tuo album Spirit?
Credo che sia un capitolo su di me, un’introduzione al mio mondo. E’ emozionante: attraversa il dolore e la sofferenza per amore, ma anche i lati positivi dell’amore. Spirit  rappresenta il mio cuore e la mia anima: ci ho messo dentro tutta me stessa e spero che tutti ci si potranno riconoscere.

Gli stilisti più famosi sgomitano per vestirti. In tanti invece i vestiti vorrebbero toglierteli…
Ricevere i vestiti da Cavalli, Dolce e Gabbana, Amanda Wakeley è bellissimo… Non avrei mai pensato di indossarli. Ti fa sentire davvero glamourous, ho fatto molte sessioni fotografiche con questi vestiti addosso, mi sono divertita un sacco. Ma quando sono a casa di certo non mi metto l’abito di Cavalli…

Non ti metti nulla…
Sono una tipa da jeans e t-shirt.

La tua prossima vacanza?
Non vedo l’ora di andare in Australia, ma anche in Asia perché non ci sono mai stata.

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