Sbranati dal Coyote Motori

Sbranati dal Coyote

Melania - Amore a seconda vista Girls

Melania - Amore a seconda vista

Profondo Minimal B-Live

Profondo Minimal

Giancarlo Fisichella Campioni

Giancarlo Fisichella

Lewis Hamilton - Star Trek
Lewis Hamilton - Star Trek
galleria

Lewis Hamilton - Star Trek

Abbiamo passato un’intera giornata con il pilota inglese della McLaren a far trekking sui monti francesi e col lago di Ginevra sullo sfondo. Ma che fatica stargli dietro.

di Joni Scarpolini - foto di Daniel Ochoa De Olza e William West

Arriva in Mercedes, e non ci voleva un chiromante per intuirlo. Arriva senza ostentare la classica sgommata che ti aspetti da un pilota di Formula Uno, e qui la battutina velenosa vien fin troppo facile. Sì, perché il Lewis Hamilton di questi tempi non è il Lewis Hamilton della scorsa stagione, quello capace di incenerire Felipe Massa a Interlagos e appendersi al collo la targa di campione iridato più giovane della storia del Circus. Oggi l’inglesino della McLaren (un po’ per colpa sua un po’ per colpa della scuderia) balla il lento, distante una sessantina di punti dall’altro inglesino, James Button, che a bordo della Brown sembra non conoscere rompipalle in mezzo alle ruote. E’ il caso allora di non addentrarsi in discorsi legati a piazzamenti in classifica, visto che è lo stesso Hamilton a darsi per spacciato. Meglio (molto meglio) parlare d’altro. Della sua fidanzata, per esempio. Ah no, purtroppo riguardo la Pussycat Doll Nicole Scherzinger abbiamo già dato qualche numero addietro (peccato, ci saremmo tornati sopra volentieri). Va’, stavolta parliamo di trekking, la passione innata del buon Lewis. Ecco perché ci ha invitato qui, ai piedi delle alpi francesi confinanti con la Svizzera, dove si scorge la bella Ginevra e il suo lago infinito: c’è da farsi 1250 metri di altitudine. (Tanta) forza e (altrettanto) coraggio.

FUGA (NON) PER LA VITTORIA
Dicevamo che Hamilton arriva schiscio schiscio in SLK. E quando scende da cavallo, ha tutto tranne che l’aria da principino con la puzza sotto le narici che molti gli affibiano. Anzi. Equipaggiato di racchette e attrezzatura da montagna, sembra un giovanotto qualunque entusiasta di farsi l’allegra gitarella in mezzo ai boschi che nemmeno i simpatici Cip e Ciop. Prima dell’escursione ci dĂ  due tre dritte, lui che conosce questi posti come la sua monoposto. Ci indica la via, ma non si tratta di una fuga per la vittoria. “Qui siamo a 600 metri, noi dobbiamo arrivare lassĂą, vedete? Oltre i 1200. Io questo percorso lo faccio come allenamento. Il mio record è di trentacinque minuti ma andavo a ritmo sostenuto, se invece me la prendo con comodo ci metto anche due ore. Ma questa non è una gara, non vince chi arriva per primo. Questo è un’esercitazione che serve a far lavorare tutti e quattro gli arti e a potenziare la respirazione”. L’aria è fresca, freschissima. Ettecredo, il giorno precedente ha piovuto che dio la mandava. Insomma, siamo fortunati: il caldo afoso e l’umiditĂ  ci hanno risparmiati come saldi di inizio luglio.  “Io preferisco venire qui d’inverno, perchĂ© il freddo e la neve rendono il percorso piĂą sdrucciolevole, insomma piĂą complicato, piĂą hardcore. Ci infileremo una caverna e vi assicuro che d’inverno, con i ghiaccioli che pendono dal soffitto, è qualcosa che di spettacolare”.

NIENTE PIT STOP
Ocappa, si parte. Aspettate, però, dove ho lasciato le racchette? Ah sì, sul sedile del pullman. “Valle a prendere, che è meglio… le racchette si usano non tanto per comodità quanto per fare lavorare i muscoli delle braccia e delle gambe. E poi servono per non scivolare sul terreno fangoso”. Tra i sentieri ripidi e tortuosi Hamilton va spedito come su monoposto (l’anno scorso…). E noi facciamo una fatica boia a stargli dietro. Attraversiamo un ponte di legno alla Indiana Jones e poi quella caverna (gelida e buia) già accenataci in partenza. C’è chi ogni due per tre si ferma per un pit stop a far rifornimento di fiato, chi non è abituato a trekkare e teme di lasciarci un polmone fra i sentieri, chi invece è allenato e va dritto verso la meta stando in prima fila con Lewis. Dopo un’ora e mezza giungiamo a quota 1200 metri, dove tira un vento che nemmeno Eolo incazzato. Attenzione quindi a non volare giù dalla rupe mentre il campioncino british si fa immortalare dalla troupe per le rituali foto ricordo.

POLISPORTIVO
Questions time. Hamilton, che non ha il fiatone (noi sì, eccome se ce lo abbiamo), risponde a braccio come se avesse fatto una passeggiatina per il giardino di casa. Ci parla del suo modo di allenarsi e di stare in forma. “Faccio molto biking e ovviamente molta palestra, ma non mi distruggo di pesi. Sci? Non sono una cima, ma me la cavo.. Più che sci, però, faccio snowboard. Calcio? Ecco, col pallone tra i piedi sono un brocco. Meglio a basket e a tennis. Ma se c’è uno sport che mi eccita è il wakeboard: sul lago di Ginevra, quando si alza il venticello giusto, spuntano delle onde dure adatte per fare i salti mortali”. Sono le due del pomeriggio, Hamilton ci lascia, deve tornare in Inghilterra, il volo lo aspetta. La sensazione è che Lewis, su queste montagne, ci sia nato come Romolo e Remo lungo le rive del Tevere. Forse è questo il suo circuito preferito, Ginevra. Dopo Interlagos, ovviamente.

Commenti

Non ci sono ancora commenti

Di la tua





Commento:

Ricorda le mie informazioni

Avvisami se ci sono commenti in risposta


Maxim ha deciso di non moderare i commenti, quindi vi chiediamo di rimanere "casti e puri". Ci riserviamo però il diritto di rimuovere i commenti che riterremo volgari o offensivi. Uomo avvisato...