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Natalie
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La Portman sfida tutti:
Scarlett, nello stesso film; se stessa, con il primo nudo della sua carriera; il pubblico, con l’esordio alla regia.

di Barbara Zorzoli
foto di Lime Photo/ Grazia Neri

Per un po’ è stata per tutti “la bambina di Léonâ€, quando, a soli dodici anni, ha esordito accanto a Jean Reno. Da allora è sempre andata alla ricerca di ruoli non banali, e adesso, a ventisei anni e ventisette film all’attivo ha un curriculum (anche scolastico visto che si è laureata in psicologia ad Harvard) di tutto rispetto. Nei film ha spesso fatto perdere la testa agli uomini di turno, ora per uno “storico†contrappasso sarà a lei a perdere letteralmente la capoccia. Accade ne L’altra donna del Re in cui Natalie è Anna Bolena, sposa di Enrico VII (Eric Bana) poi rimpiazzata dalla sorella Mary (Scarlett Johansson). Ma non temete, Natalie è in arrivo, tutta intera, con altre due pellicole: versione scapestrata in My Blueberry Nights, sexy e nuda come non mai in Hotel Chevalier (cortometraggio/prologo del film The Darjeeling Limited) .

Se dovessi pensare ad Anna Bolena oggi, che donna sarebbe?
Una donna in cerca di potere. All’epoca il potere era detenuto da un uomo, Enrico VIII, e oggi trovo che la situazione non sia molto differente: è o non è quasi sempre il maschio a ritrovarsi nelle posizioni di potere?

Come sei stata coinvolta nel progetto?
Ho ricevuto lo script, l’ho letto e subito ho desiderato impersonare Anna Bolena. Davvero, l’idea di trasformarmi in lei mi elettrizzava. L’unica condizione che ho messo è che volevo Scarlett Johansson nel ruolo di mia sorella.

Una sorella non proprio esemplare…
Se è per questo nessuna delle due è perfetta! Competono entrambe con ogni mezzo per avere lo stesso uomo!

Tu sei competitiva?
Direi di sì, ma la mia è una competitività sana, che non mi porta certo a trattare male un’altra persona, come invece fa il mio personaggio.

A proposito di Scarlett, il rapporto tra voi è stato davvero tutto rose e fiori?
Sì. Scarlett è la partner ideale con cui lavorare, siamo entrate subito in sintonia. L’ho trovata simpatica e viceversa, e non esagero se dico che, ad oggi, lei è stata la miglior collega coetanea con cui ho lavorato.

Allora nemmeno un po’ di rivalità?
Assolutamente no. È un’attrice che ho sempre ammirato, per talento e scelte. Desideravo lavorare con lei da tempo e sono stata accontentata. E poi c’era Eric Bana che pensava a farci ridere.

Non sembra un mattacchione.
Invece è davvero divertente, ha un umorismo tutto suo; ogni giorno ci raccontava un sacco di barzellette facendoci ridere moltissimo; la cosa buffa era che l’istante successivo si trasformava in Enrico VIII.

Spesso interpreti ruoli di donne forti: un caso o una scelta?
Non c’è una tipologia di donna che prediligo, le donne possono essere forti o fragili, intelligenti e furbe, mi piacerebbe misurarmi con tutte queste sfumature. In circolazione però ci sono quasi esclusivamente ruoli stereotipati: prostitute - a volte redente -, spogliarelliste o, al contrario, donne perfette, angeli in grado si salvare l’uomo di turno.

Ma anche tu sei stata una spogliarellista, in parte redenta, in Closer.
Quella è un’altra storia, si parla di Mike Nichols alla regia, un film maturo, colmo di sentimenti, dialoghi serrati…

…che ti è valso il Golden Globe come Migliore Attrice non Protagonista, e una nomination agli Oscar.
(ride).

Cosa mi dici invece del cortometraggio Hotel Chevalier in cui ti si vede nuda?
Che dura solo una decina di minuti, forse dodici. Se invece vuoi sapere del nudo, si tratta di una ripresa di profilo e non frontale.

Come mai questa decisione?
Me la sentivo, e poi era una scena fondamentale per il progetto, per l’idea di fondo.

Comunque già in Closer ti si vedeva piuttosto spogliata, soprattutto nella scena allo strip bar con Clive Owen.
E’ vero, ma ho sempre rifiutato qualsiasi copione prevedesse delle scene di nudo. Per Closer ad esempio ho ottenuto di non togliermi la biancheria.

Quanto si piace Natalie Portman?
Fisicamente? Penso di essere carina.

Solo?
Sì, sono una ragazza normale che ha però ogni tanto ha la fortuna di indossare abiti principeschi e di venir pettinata e truccata ad arte. Sono testarda.

Prossimi progetti?
Dirigerò un film in lingua ebraica tratto da un romanzo di Amos Oz, Una storia di amore e di tenebra. Solo questa volta ho sentito la spinta giusta per buttarmi. Prima non c’era la storia adatta.

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