Destinazione Paradiso
Maxim.it vi accompagna sull’Eden. Scrivete a . dicendoci quali sono i vostri paradisi prediletti e perché: il dream-reportage più suggestivo verrà pubblicato sul nostro sito ogni venerdì. Inoltre, il viaggio più cool in assoluto sarà premiato il 15 APRILE con un biglietto per il paradiso. Ehm, per il MADAGASCAR.
Questo weekend Cristina Risso ci porta in Kenya, alla scoperta di una realtà ostica, ma affascinante.
Si può entrare nell’Eden dei resort e dimenticarsi di ciò che sta al di fuori. Persino le escursioni sono pensate ad arte per non turbare gli animi sensibili dei turisti che non vogliono disturbo alcuno. Se vuoi, il tuo Kenya, finisce qui. Se esci, la sbarra è l’ultimo severo monito. Si firma un foglio, si scrive il motivo della fuga dal Paradiso. L’altro Kenya è sempre là ad aspettare. Attendono pazienti i beach boys, procacciatori per agenzie turistiche locali. Ma anche questo è Kenya: tutti commerciano o ci provano. Soldi ne girano pochi, ma la fantasia non manca. La povertà , sulla costa, è certamente reale come nel resto del paese, ma è diventata anch’essa business. I villaggi da visitare con le guide sono sempre gli stessi. Fuori vi attendono i venditori di caramelle per i bambini. E chi avrebbe cuore di entrare senza le caramelle? I canti dei piccoli sono ormai ultra collaudati e poco spontanei. Poi, però, ti accorgi che ci sono dati innegabili: l’acqua è presa dal pozzo, non c’è corrente elettrica. Uomini e animali dividono le capanne di fango, i rifiuti sono disseminati ovunque. E’ comprensibile che lo straniero sia attirato con ogni mezzo. Poche monete significano farina, zucchero, combustibile per i generatori.
La vera miseria, tuttavia, la si vede più all’interno, in zone meno battute. I Masai, per esempio, hanno forti squilibri alimentari. Allevano e cacciano, ma la loro alimentazione è pressoché priva di frutta e verdura e le carenze nutrizionali si notano nella dentatura e sulla pelle. Il sangue degli animali viene bevuto per abbassare il colesterolo. Qui la povertà impedisce spesso ai bambini di frequentare la scuola. Se la famiglia non può permettersi scarpe e divisa, non si studia. D’altro canto l’istruzione non è obbligatoria qui in Kenya. Ho visto pozzi di acqua opaca e fonti comuni per uomini ed animali. La principale causa di morte non è però l’acqua contaminata, ma l’AIDS. Si stima che il 35% della popolazione sia ormai sieropositiva. I bimbi orfani a causa di ciò, sono moltissimi e numerosi sono gli orfanotrofi. Questo Kenya povero, polveroso e difficile è mentalmente e fisicamente stancante. Dopo un po’, malgrado la partecipazione emotiva, la scorza europea che è in noi richiede di tornare nell’Eden dei resort: la doccia, la pulizia, le nostre certezze. E’ dura resistere al tanfo dei rifiuti sparsi o bruciati alla rinfusa…è dura vedere i topi scorrazzare e le mosche che ti molestano. Questo Kenya povero e malato richiede grandi pause.
C’è poi il paese dei parchi, delle riserve faunistiche e dei paesaggi mozzafiato. Certo, Kenya vuol dire safari, termine swahili che indica il viaggio. Il denaro speso per visitare questi luoghi contribuisce alla sostenibilità a lungo termine di queste aree protette. Nei secoli, bracconaggio e scarso rispetto ambientale hanno decimato la flora e la fauna. Oggi si inizia a preservare e ripopolare, anche se la lotta ai bracconieri è ancora aperta. In Kenya ognuno può trovare un motivo per esserci. Certo, è un paese con un lungo cammino da percorrere. C’è molto da fare, simili realtà non sono più accettabili. Secondo me sta sviluppando le potenzialità per compiere passi in avanti: le scuole sono numerose, i turisti si rendono conto di cosa voglia dire “Terzo Mondo” e non se lo dimenticano più. Adoro questo paese così contraddittorio e spero di avere presto occasione di tornare in Africa.


Commenti
Il mio viaggio ideale…...........quello che ancora devo fare!!!!
INVIATA MAIL GRAZIE
il mio viaggio ideale è in argentina.
voglio rinverdire il percorso di chatwin e fare una pompa alla pampa.
Di la tua
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