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Tokyo undressed
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Tokyo undressed

La Tokyo femminile viene svestita, “usata” e raccontata dagli scatti di Rikki Kasso. Viaggio nei desideri e negli esibizionismi delle donne nipponiche.

di Carlo Schilirò
foto: Rikki Kasso

A Tokyo, ci si ama intensamente oppure ci si odia appassionatamente. Regola che non si applica soltanto alla sfera sentimentale, ma soprattutto a quella sessuale. Infatti non serve che cali la notte sulla Capitale perché si dia libero sfogo alle fantasie erotiche più sfrenate. In un paese non condizionato dal cristianesimo e dove i numeri del mercato del sesso incidono positivamente sul PIL nazionale, sessualità, provocazioni e perversioni la fanno da padrone.

Host Club

Dai quartieri a luci rosse di Kabukicho che offrono il piacere assoluto 24 ore su 24, agli Host Club, vere e proprie case chiuse riservate alle sole donne, dove aitanti giovani si prostituiscono fino all’alba, fino alle feste hard ma d’elité de La Fabrique, dove l’impresa di far convivere i diversi feticismi, per una notte diviene possibile.

Bondage, rubber, S&M, nudità, gothic lolita, cosplayers, otaku, omosessuali, trans, giapponesi e Gaijin (gli stranieri), tutti uniti in un unico locale fino al mattino, toccandosi, scambiandosi consigli ed effusioni, giocando, facendo l’amore libero, tutto scandito a tempo di techno.

A questi si aggiungono i performer, i body artists che usano il proprio corpo come espressione del loro dolore e del loro amore, incidendosi il corpo e battezzando gli spettatori con il proprio sangue. Difficile distinguere una linea di demarcazione tra artista e spettatore. Nelle notti tabĂą, tutti sono attori protagonisti, tutti sono partecipi, tutti sono colpiti da un feticismo assoluto: la propria vanitĂ .

VanitĂ  e sessualitĂ 

A sfruttare le vanità e la forte carica sessuale del popolo nipponico, c’è una lunga fila di artisti che negli ultimi anni hanno ritratto la sessualità, soprattutto quella femminile, esportandola al di fuori dei propri confini e rendendola un linguaggio universale comprensibile a tutti.

Dal maestro di questo movimento, Nobuyoshi Araki - che con più di 350 scatti (in maggior parti erotici) è il fotografo in assoluto più pubblicato al mondo - passando per la nuova scuola della fotografia di nudo giapponese come Yone e arrivando fino al giovanissimo Rikki Kasso, italo-americano nato a New York e da 10 anni tokyoita d’adozione. Kasso porta a galla la voluttà esibizionistica della donna nipponica. Un desiderio paradossalmente costretto entro mura, in un paese che permette tutto o quasi al chiuso (fumo in primis) e poco alla luce del sole.

Tokyoita

“Le donne nipponiche vogliono essere usate”, racconta Kasso, “vogliono divenire veicolo per l’arte e finalmente sentirsi vive, fulcro dell’attenzione, in una società che le relega spesso ancora in secondo piano”. Proprio così; l’amore (spesso estremo) per il proprio corpo rende possibile alle donne giapponesi la fuga da un sistema che le confina ai margini d’importanza, che non ripone alcuna fiducia nelle loro capacità.

Allora quale modo migliore se non sfruttare il desiderio maschile per ritagliarsi la propria fetta di potere.
Mai come in Giappone, è fondato il detto che recita: dietro a ogni un grande uomo, si nasconde una grande donna. Non c’è boss mafioso o politico corrotto che non venga manipolato da una donna così come non c’è artista che non trovi in una donna la propria musa.

Potere femminile

Dai colori tenui degli scatti di Kasso emerge questo potere subliminale. Prende forma negli acerbi corpi femminili tipicamente asiatici, le eterne Lolita e le sottomesse Geishe che popolano le fantasie erotiche di mezzo mondo. Rispetto ai suoi colleghi nipponici, predilige però il lato giocoso del sesso che i giapponesi non conoscono.
In un paese dove tutto si fa con rigore e con diligente passione, anche il sesso viene preso troppo spesso sul serio. Kasso ne ridisegna i contorni, rendendolo spesso ridicolo e ironizzando sui cliché del Sol Levante.

Commenti

giorgio
da giorgio il 21/03/2008

bella storia. se il giappone è tutto così mi trasferisco subito… giĂ  sto pensando a cosa fare quando sarò lì  ;-)
bravo sto fotografo.
——-

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