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Tutto il mondo è Pandora
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Avatar contro tutti. Tutti contro Avatar. Sfida impossibile.

di Carlo Croci

Il mondo è scosso da Avatar. Non solo il botteghino del cinema, anche il mondo dei cineasti più o meno impegnati, più o meno vecchia scuola, più o meno tradizionalisti per tecniche e possibilità (limitate) economiche. Nei numeri scorsi di Maxim abbiamo già giustamente sottolineato quanto la portata rivoluzionaria del film (magnifico) di James Cameron ponesse dei quesiti di illimitatezza di budget impiegati per surclassare qualsiasi altra pellicola mai apparsa sugli schermi con l’irruenza della tecnologia. Il film però, oltre a dimostrare in queste prime settimane in sala di non vivere solo sugli effetti 3d, sta generando anche una, ancor più per questo aspetto, futile sfida italiota.

Basti solo qualche esempio: esce il suo film e senti Virzì costretto a parlare di Avatar e dell’implicita sfida; esce Verdone e la storia si ripete; esce, proprio in questi giorni, il film di Giorgio Dritti L’uomo che verrà, con Maya Samsa e Alba Rohrwacher, e il regista si affretta a dichiarare che la risposta ad Avatar è una storia romantica dai valori italiani. La sua. Si potrebbe andare avanti. Ma c’è bisogno di questa sfida inutile? Istigata talvolta dei media e più spesso da cineasti proni al confronto che sa tanto di piagnisteo, tipico del cinema con il sussidio di disoccupazione in tasca, con cui giustificare aprioristicamente un eventuale flop al botteghino.

Italiano. Per capirsi, sarebbe come mettere a confronto il Sassicaia con una buona birra doppio malto; le lasagne con la cucina molecolare; una Toyota Yaris con una Jaguar XKr; il Milan con il Novara. Per quanto rispettivamente la doppio malto, le lasagne, la Yaris e il Novara siano evidentemente prodotti eccellenti che ricadono nelle stesse categorie merceologiche dei loro competitor, è altrettanto evidente che sono stati concepiti per target, destinazione d’uso e profilazioni diverse. Ed è talmente lampante e giusto che nessuno mai si sognerebbe di metterli in sfida come in un demenziale sabato di Amici corretto pazzia. Queste discussioni sono ancora più fastidiose dell’esorbitante numero di sale in Avatar è uscito, delle code on e off line necessarie per procurarsi un biglietto e dei 10 euro che molti esercenti chiedono in ragione della fornitura degli occhiali 3D.

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