-17: L’ultimo ciak di Moana (2004)
Gabbia di matti
Scorsese manda DiCaprio su un’isola piena di psicopatici.
di Karin Ebnet
Non è il solito Scorsese quello che ha confezionato Shutter Island, thriller allucinogeno tratto dal romanzo omonimo di Dennis Lehane (lo stesso autore che ha dato a Eastwood l’ispirazione per Mystic River). O forse sì? Per la quarta volta insieme a Leonardo DiCaprio, il regista premiato quest’anno con il Golden Globe alla carriera cambia ancora una volta registro. Se con The Aviator si è cimentato nel biopic, con Gangs of New York ha recuperato la memoria storica e con The Departed ha riscritto il genere poliziesco, con Shutter Island esplora i recessi più reconditi e nascosti della mente. Avendo ben presente Il corridoio della paura sfida, infatti, le convenzioni del genere prendendo il suo pupillo, facendogli indossare i panni dell’agente federale Teddy Daniels e trasportandolo nel 1954 nell’ospedale psichiatrico sull’isola che dà il titolo al film.
Lui e il suo collega Chuck Aule (Mark Ruffalo) sono stati incaricati di indagare sulla misteriosa scomparsa di una pericolosa paziente del manicomio criminale. Ma ben presto le indagini prenderanno una strana piega, il sogno si mescolerà alla realtà e Daniels si ritroverà dall’altra parte delle sbarre. Quando un violento temporale interrompe le comunicazioni con la terraferma, alcuni pazienti riescono a fuggire, complicando la situazione. Ma chi è e che cosa nasconde l’irreprensibile direttore dell’Istituto, interpretato da Ben “Gandhi” Kingsley? Thriller teso e angosciante, mescola abilmente le carte in tavola inserendo sequenze oniriche che spiazzano lo spettatore con un effetto psicotico, così che è impossibile distinguere tra incubo e realtà . Uno Scorsese non poi tanto diverso dal solito, dunque, che sui mascheramenti, sul disvelamento della natura umana e sull’ambivalenza tra bene e male ha costruito un’intera carriera.
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