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Mal d’Africa
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Il grande ritorno del caposcuola dei survival-horror, e un nuovo incubo batteriologico che ha riempito di mostri la regione piĂą assolata del pianeta.

di Filippo Mantero

Correva l’anno 1996 quando il mondo dei videogiochi veniva squassato nella sua ingenuità dal primo capitolo della serie Resident Evil.
Per la prima volta uno sviluppatore metteva sul piatto le angosce e gli orrori piĂą cupi, dando vita a un genere che avrebbe fatto scuola, il survival-horror. Ambienti claustrofobici, orde di zombie sanguinari e orripilanti, squartamenti degni dei migliori mattatoi, il tutto come conseguenza di una devastante epidemia virale capace di trasformare le persone in mostri. E fu subito un successo clamoroso.

COME AL CINEMA
A oggi, nelle sue 4 versioni, Resident Evil ha piazzato 34 milioni di copie nel mondo. E per riuscire a portare questo “cult” nella nuova generazione di console, Ps3 e Xbox 360 (anche perché della versione per Wii non si sa ancora nulla), Capcom ha arruolato un centinaio di professionisti che hanno lavorato per quattro anni sotto la sapiente regia di due produttori molto, per usare un francesismo, “cazzuti”: Jun Takeuchi (Lost Planet) e Masachika Kawata (Resident Evil 4 Wii Edition, Resident Evil: The Umbrella Chronicles). Il risultato è un titolo molto ambizioso e dal sapore squisitamente cinematografico.
Naturalmente, anche stavolta il cuore narrativo di Resident Evil sono le armi batteriologiche. Ma il terreno di scontro tra Chris Redfield – eroe dalle cento vite ora facente parte della B.S.A.A. (Bioterrorism Security Assessment Alliance) - e i mostri generati dal terribile virus è l’Africa. Tra le innovazioni più seducenti del gioco troviamo Sheva Alomar, combattente purosangue dalla mira infallibile.
Al giocatore la scelta se manovrare l’uno o l’altra a piacere. Una coppia di eroi insomma, alle prese con un’indagine che li sconvolgerà nel profondo, e che naturalmente li vedrà opposti ad ondate di attacchi sempre più famelici. Il clima è quello di Dawn of the Dead di George Romero, capolavoro da cui Kawata ha attinto a piene mani per generare ansia e suspance nel giocatore.
E senza dubbio c’è riuscito, con il merito aggiuntivo di avere innestato la vicenda in uno scenario dalle grandi qualitĂ  grafiche. Unico neo: l’intelligenza artificiale dei mostri, che in alcune scene reagiscono con tempistiche da moviola. Ma sono talmente tanti che affrontarli non è certo una passeggiata. 
 
GIUDIZIO
Super produzione per il gioco più ambizioso della serie, già tutt’altro di basso profilo. Ambientazione superba e suggestiva e un clima di suspance crescente con scene di azione molto convincenti. Anche se non sempre l’IA dei nemici è all’altezza del gameplay. Un bell’otto in pagella, comunque, non glielo toglie nessuno.

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