-11: Azzurri, colpo Grosso (2006)
La guerra di Charlie
Muse - Nessuna resa mai
Il mondo è un casino? I Muse non lo accettano e professano la resistenza attiva con un nuovo disco a base di Chopin e con l’unica data italiana del tour estivo, l’8 giugno a San Siro: 15mila biglietti già venduti. La rivoluzione in prelazione.
di Livio Bottegal
Sono da anni una delle anomalie del sistema musicale di successo: dischi da milioni di copie fatti di rock svalvolato ed echi dotti che dovrebbero renderli pane poco commestibile per i più. Invece no: riempiono il Wembley Stadium per due serate di fila, appendono dischi di platino a ripetizione, diventano rockstar intellettual-familiari buone anche per il gossip. Non fa eccezione alla regola del ‘famolo strano’ che li ha contraddistinti il nuovo album The Resistance, appena uscito. Se da un lato è un libero smarcamento dalla formula degli ultimi successi, forte di una prima parte molto morbida e orecchiabile, dall’altro è un ennesimo tentativo di complicarsi la vita, per merito di una seconda metà sinfonica con brani da 10 minuti l’uno.
Matt Bellamy ormai da anni vive tra Londra e Como, dove convive con la fidanzata lariana Gaia Polloni, si dice ispirato in ordine rigorosamente sparso tanto dalla musica classica di Chopin, dalla pace lacustre del Lario (dove è stato concepito il disco) e dalle teorie del caso raccontate nel saggio Il cigno nero di Nassim Nicholas Teleb, quanto dal penultimo G20 di Londra, dalla resistenza underground del libro di George Orwell 1984, dalla brama di controllo dei media che arriva direttamente dagli anni Cinquanta fino ai nostri giorni.
Cosa c’azzecchino insieme tutti questi elementi è un rompicapo chimico degno di Mendeleev e della sua tavola periodica a cui solo Matt Bellamy, il minuto cantante, Dominic Howard, il batterista malato di orologi vintage, e Chris Wolstenholme, il lungo bassista e padre di famiglia, possono tentare di dare una risposta plausibile. “Il mondo è un gran casino. Noi cerchiamo di raccontarlo, di decodificarlo attraverso la nostra musica. Le suggestioni che ci propone vengono raccolte e rimesse in musica. Possono essere gli scontri al G20 di Londra di due anni fa che sanguinano ancora nella memoria del nostro paese o il tentativo dei media di controllare le menti delle persone. Una storia che non inizia ora ma parte da lontanoâ€.
Nel brano MK Bellamy allude infatti al file così denominato, recentemente declassato dalla CIA e quindi accessibile al pubblico, secondo cui il governo degli Stati Uniti avrebbe esercitato un’influenza pressante sui media durante gli anni Cinquanta del Novecento. “Non ci piace arrenderci a vivere in un posto dove non abbiamo controllo vero su quanto ci accadeâ€. Dove riuscirà ad arrivare allora questo nuovo album? “Non ci interessa che arrivi in cima alla classifica. Non è mai stato questo il punto della questione. Il punto è riuscire a continuare a fare musica e divertirciâ€, sostiene Bellamy. “Per poter suonare nuovamente a Wembleyâ€, conclude ridendo Wolstenholme.

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