-16: Satta, il dopo Canalis (2005)
No hay banda
Addio alla connessione veloce per milioni di italiani: il digital divide spaccherà a metà un Paese.
di Gabriele Ferraresi
Più che di ponti, c’è e ci sarà un fortissimo bisogno di reti. Anzi: di una rete, e più ancora della connessione che ci garantirà di restarci attaccati. La banda larga, il collegamento a internet, sono la fondamentale infrastruttura per il futuro del nostro Paese. Peccato che gli 800milioni di euro destinati al progetto di Paolo Romani per wi-fizzare la nazione, siano svaporati sotto la crisi. Non sono svaporati altri milioni di euro, per infrastrutture, finanziamenti all’esercito per esempio - 40,6 miliardi di dollari spesi nel nostro Paese a scopo bellico, secondo i dati 2008 del Sipri, lo Stockholm International Peace Research Institute – ma quelli sì. 20mbps a secondo che ci continueremo a sognare per altri decenni, mentre il resto dell’Europa punta se non tutte, molte fiches su una impresa di modernizzazione i cui frutti matureranno nel prossimo decennio: per esempio la Finlandia dal 2010 sarà wifizzata ovunque.
Ma è la Finlandia, non possiamo paragonarci… un colpo di genio, la dismissione della broad band per tutti, che ci ricorda molto da vicino il Progetto Socrate, con cui Telecom a inizio anni novanta si era messa in moto per cablare l’Italia, un progetto geniale, innovativo, preveggente. Socrate (acronimo di Sviluppo Ottico Coassiale Rete Accesso Telecom) è finito nel nulla, abbandonato nel 1997, quando aveva già raggiunto circa un milione e mezzo di abitazioni. La banda larga per ora non ha neanche avuto questa fortuna.

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