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Sulla cresta del rock da così tanti dischi che ogni nuova canzone degli U2 ricorda una canzone degli U2, i quattro irlandesi battono nuovi, sconnessi, sentieri.

di Paolo Giovanazzi

Anche le rockstar serie fanno stupidate. A Bono è capitato di ritrovare sul web pezzi inediti degli U2, per colpa sua. Si è messo ad ascoltare quattro canzoni nuove nella sua villa in Francia, col volume a palla. Un passante ha riconosciuto la voce, ha registrato tutto e caricato i pezzi su YouTube. Roba da Homer Simpson, ma anche l’anticipazione più divertente del nuovo album No Line on the Horizon. Le altre anteprime sono state dichiarazioni di duplice tenore: è un ritorno all’anima sperimentale degli U2 (cioè il periodo Achtung Baby) e potrebbe essere l’album migliore mai registrato dalla band. Quello che dicono tutti del loro disco nuovo…

STORTI AL PUNTO
Il cd parte con la title-track, che promette bene: gli U2 sono riconoscibili, ma non si ripetono. Vuoi vedere che hanno fatto davvero il miracolo? Alla fine, probabilmente no. Intendiamoci, Bono e compagnia hanno sempre mantenuto uno standard più che dignitoso anche nei lavori meno riusciti, e questo album non fa eccezione. Però si sente un po’ di affanno, come il tentativo poco riuscito di scrivere una nuova One (Moment of Surrender, noiosetta). E si tenta qualche strada nuova, ma senza stravolgimenti. Quindi riaffiorano i classici suoni di The Edge in Unknown Caller, e I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight suona come un reperto dei tempi di Achtung Baby. Ma c’è anche la necessità di non perdere terreno nei confronti di band più giovani e danzerecce, ed ecco Magnificent o il singolo Get On Your Boots. E i suoni etnici, visto che la band ha registrato in Marocco? Ci sono Fez e l’intro di Breathe. Invece sembra persa la capacità di arrivare dritti al punto: gli U2 del 2009 divagano, forse per non restare prigionieri del loro passato. Però hanno trascorso gli ultimi anni a convincerci che erano tornati al rock “basic” dei loro primi anni. Ora che provano ad andare oltre, arriva subito il parallelo con Achtung Baby. E il confronto con se stessi da giovani è durissimo da vincere. Ancora più difficile è riuscire a stare un passo avanti rispetto alla scena rock e allo stesso tempo essere superstar mondiali. Vogliamo troppo? Be’, se si vuole essere la più grande rock band del pianeta, servono grandi imprese. Mica bastano i megatour e gli ossequi dei fans.

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