Scende la pioggia
L’autunno ti deprime? Sfascia il telefonino!
di Roberto Ferrari
Odio questo periodo dell’anno. Non dovrebbe neanche esistere, chi lo ha inventato è semplicemente un bastardo. Si: un bastardo. Ok: e come se non bastasse, la sorte si accanisce contro di me. Non potevo vincerli io quei 148 milioni di euro? Avevo giĂ un bel programmino, nome in codice del progetto: “cambio di emisfero”. Semplicissimo da realizzare: quando l’estate finiva da noi, io non facevo altro che trasferirmi nell’altro emisfero dove invece stava iniziando. Non male vero? Invece, niente: ci toccano anche per quest’anno giornate che si accorciano, piogge insistenti come piazzisti, e freddo. Come ca… ehm, diavolo, fa, il mio amico Renato ad amare l’inverno e a odiare l’estate? Sono io l’anormale? Ho deciso: voglio vivere tutto l’anno in pantaloncini corti e con i piedi nella sabbia, tra Sharm e Dubai, costruire un bello studio radiofonico lì. E poi prendere un bel cammello al posto del Dj Angelo. Conoscete per caso uno sceicco disposto ad investire su un simpatico dj?
Ok, forse stiamo esagerando, torniamo con i piedi per terra: nessuno scambierebbe un cammello con Dj Angelo. Vorrei ora segnalarvi una manifestazione molto curiosa alla quale ho partecipato il 26 di settembre ad Assago, si chiamava il “lancio del telefonino”. Avete capito bene, non lancio del peso, neanche lancio del giavellotto: stiamo parlando proprio del nostro amato/odiato cellulare. Appena me l’hanno proposto ho subito pensato allo scherzo, e invece no. La gara è molto semplice: ciascun concorrente è chiamato a lanciare il piĂą lontano possibile un cellulare fornito dall’organizzazione. Tutto questo dovrebbe permettere di eliminare lo stress dovuto all’utilizzo sconsiderato che sempre piĂą facciamo del cellulare. E del resto, quante volte ci è venuta effettivamente voglia di gettarlo via? Ho accettato di partecipare a questa iniziativa perchĂ© tutti i soldi raccolti verranno donati in beneficenza per i terremotati dell’Abruzzo. Ovviamente il mio ce l’ho ancora in tasca. Con quello che l’ho pagato…

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