Simply the Best
Per festeggiare i suoi primi novant’anni, la United Artists pubblica un mega cofanetto con trenta classici del cinema in dvd.
di Giuseppe Pastore
I matti si sono impossessati del manicomio!”. Il 5 febbraio 1919 quattro assi di Hollywood (Douglas Fairbanks, divo del muto; Mary Pickford, la prima “fidanzatina d’America”; D.W. Griffith, il creatore del cinema americano; e Charlie Chaplin, che non ha bisogno di presentazioni) fanno la rivoluzione creando dal nulla la United Artists: la prima major a sovvertire il vecchio ordine precostituito degli attori sottomessi alle volontĂ dei tirannici produttori. Entrata due mesi fa nel suo novantesimo anno di vita, dal 19 marzo la UA ha iniziato le autocelebrazioni con l’uscita sul mercato di una raccolta di 30 grandi film. E solamente a leggere la lista è come vivere in prima persona una delle scene piĂą belle di Manhattan, quella in cui Woody Allen, per ripararsi dalla pioggia, si rifugia nel Planetario e ammira nella penombra tutti i pianeti del sistema solare.
Presenti e assenti
Noi siamo senza Diane Keaton al fianco, s’intende, ma è l’unico punto a sfavore, perchĂ© davanti ai nostri occhi scorrono momenti di altrettanto fulgore: il bikini bianco di Ursula Andress, Sylvester Stallone che prende a cazzotti i quarti di bue, Valeria Golino che ferma l’ascensore per baciare Dustin Hoffman e Robert De Niro che finge splendidamente di suonare il sax. Le difficoltĂ nel mettere in commercio l’intero National Archive ha costretto a dolorose rinunce: Il Laureato o Qualcuno volò sul nido del cuculo e la conseguente partita di baseball inventata da Jack Nicholson per far divertire i suoi compagni matti, sacrificata per inserire qualche chincaglieria dei grami anni 90 (La maschera di ferro o Piume di struzzo). Peccato anche per la mancanza di Rapina a mano armata di Kubrick, con quel magistrale ultimo quarto d’ora mentre per quanto riguarda le commedie, Citty Citty Bang Bang è stato preferito a Prendi i soldi e scappa di un Woody Allen armato di pistole intagliate nel sapone. E il dibattito su quale James Bond preferire potrebbe essere infinito. Ma poco importa: c’è cinema a sufficienza per perdonare qualche mancanza e per intendere questo Box United Artists come la sintesi di uno stupendo cinema che tuttora si alimenta di sogni, cadute e resurrezioni.
Storia di un flop
Gli stessi novant’anni di vita della UA sono, in fondo, a immagine e somiglianza delle grandi saghe hollywoodiane “larger than life”: dall’ascesa e declino di Charles Foster Kane in Quarto potere di Welles al recente Petroliere di Anderson. Anni esaltanti nei successi ma epici anche nelle cadute: spiace perciò che dalla lista dei 30 manchi I cancelli del cielo, il faraonico kolossal-western di Michael Cimino che nel 1980 costò tantissimo, incassò pochissimo e portò l’azienda quasi alla bancarotta diventando il più fragoroso flop della storia del cinema. Durante l’anteprima, che durava oltre cinque ore, Cimino notò l’espressione catatonica degli spettatori e chiese al segretario di produzione come mai non avessero ancora toccato lo champagne che era stato gentilmente loro offerto. Rispose quello: “Perché odiano il film, Michael”. Riuscireste a immaginare una stroncatura più memorabile?

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