Universali
I Depeche Mode tornano con un nuovo album. Ormai, il mondo è troppo stretto.
di Paolo Giovanazzi
A vedere questi tre eleganti signori inglesi, può anche risultare difficile associarli ai tagli di capelli geometrici e ai completi di pelle che sfoggiavano anni fa. E sembra ancora più improbabile che abbiano alle spalle overdose, problemi di alcol, crisi depressive, tentativi di suicidio… Eppure, i Depeche Mode sono passati attraverso tutto questo nei quasi trent’anni trascorsi fra l’esordio e il nuovo album Sounds of the Universe. Ragazzini catapultati nelle classifiche diventati rockstar internazionali, i Depeche Mode sono fondamentalmente rimasti fedeli a se stessi e all’idea di usare l’elettronica per fare canzoni destinate a un pubblico largo. Hanno aggiustato il tiro diverse volte nel corso della carriera, ma l’obiettivo da colpire è rimasto sempre lo stesso. Inutile pensare che si inventino una rivoluzione a questo punto della loro storia. Sounds of the Universe serve a confermare che la rinascita degli ultimi anni è ormai consolidata, l’azienda è florida e il cantante Dave Gahan è un adulto responsabile e in forma, e non più un tossico all’ultimo stadio. Segue tour mondiale, con due tappe italiane a giugno (il 16 e il 18, a Roma e Milano).
L’OMBRA LUNGA
Rispetto ad altri venerabili saliti in cima negli anni 80, i Depeche Mode sembrano avere meno problemi ad agganciare il pubblico più giovane. Un decennio fa, c’era chi li indicava come precursori dei martellamenti elettronici da rave, oggi non ci vuole molto a vedere la loro ombra nelle malinconie adolescenziali (e nel make-up) di molte band di estrazione emo. Un pezzo come Personal Jesus riemerge periodicamente a latitudini distanti: nel 2003 Johnny Cash l’aveva trasformata in una ballata per chitarra acustica e voce, quest’anno Hillary Duff l’ha riciclata per la sua hit Reach Out (“Ne siamo onorati”, hanno dichiarato i Depeche con qualche risata). Un destino sorprendente per tre tizi di Basildon (ovvero buco del culo del mondo, UK) rimasti fedeli negli anni al discografico indipendente che li ha assunti all’esordio senza nemmeno firmare un contratto e che, molto prima di arrivare a riempire gli stadi, usavano i mezzi pubblici per andare agli studi della BBC per partecipare a Top of the Pops. Tutto sommato, possono permettersi l’esagerazione di un titolo come “suoni dell’universo”.

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