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Ac/Dc- Gli indistruttibili
Ac/Dc- Gli indistruttibili
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Ac/Dc- Gli indistruttibili

A marzo torneranno in Italia per due concerti da tempo sold out. A Londra, una mostra celebra i loro primi anni. Cioè il vero periodo d’oro della band, un attimo prima del grande successo.

di Paolo Giovanazzi - foto di Philip Morris

C’è una gran fame di rock classico, a giudicare dalla velocità con cui sono andati esauriti i biglietti per i due concerti degli Ac/Dc al Forum di Assago (19 e 21 marzo, casomai voleste comunque cimentarvi nell’impresa di trovarli, possibilmente senza accendere un mutuo per pagare un bagarino). Non è un caso isolato, visto che il nuovo album della band australiana, Black Ice, è finito in cima alle classifiche in 29 paesi. Secondo il Guardian, autorevole giornale inglese, tutto si spiega con la crisi economica. A dimostrazione della teoria, vengono citate una serie di coincidenze: la band si forma nel 1973 e comincia una grande crisi petrolifera; nel 1980 Back in Black segna il definitivo successo di vendite degli Ac/Dc, in contemporanea con l’impennarsi di inflazione e disoccupazione; nel 1990, i cinque australiani tornano sulle scene dopo qualche anno di pausa e in Inghilterra arriva la recessione; Black Ice è uscito da qualche mese, e sapete bene in quali condizioni versi l’economia mondiale. Il che non serve a insinuare che gli Ac/Dc menano gramo, ma che in tempo di crisi il pubblico vuole certezze, e su di loro si può sempre fare affidamento.

Spiegava anni fa il chitarrista Malcolm Young: “Regoliamo gli amplificatori allo stesso modo tutte le sere e ogni anno facciamo uscire lo stesso disco con una copertina diversa. Fondamentalmente, siamo una band a due chitarre con tre o quattro accordi, anche se possiamo aggiungerne un altro quando abbiamo voglia di complicare le coseâ€. Sui palchi italiani a marzo si vedrà l’ennesima replica di un copione perfezionato alla fine degli anni 70. La mostra fotografica Ac/Dc: Let There Be Rock alla Galleria Proud Camden di Londra (fino al 31 maggio, info: http://www.proud.co.uk) rievoca con precisione il momento in cui la band è partita alla conquista del mondo. Alcune delle immagini esposte sono in queste pagine, e il confronto con gli Ac/Dc di oggi non è poi così impietoso. Ma ricorda che, se la recita è rimasta la stessa, gli attori sono cambiati.

AFFARI DI FAMIGLIA 
Nel 1976 gli Ac/Dc hanno alle spalle tre anni di attività, un paio di album di successo nella nativa Australia e qualche cambio di formazione. La band è una specie di azienda familiare guidata dai fratelli Young (Angus e Malcolm, entrambi chitarristi), che possono contare sul supporto esterno del fratello maggiore George, produttore e piccola rockstar degli anni 60 con gli Easybeats. Sul palco, Angus indossa già l’uniforme da scolaro destinata a diventare famosa. Anche questa un’idea nata in famiglia, da un suggerimento della sorella Margaret, responsabile anche del nome: lo aveva osservato su un aspirapovere che funzionava a corrente alternata (AC) o continua (DC). Al basso c’è Mark Evans (che durerà fino al ‘78, sostituito poi da Cliff Williams) e alla batteria Phil Rudd. Ma il terzo elemento fondamentale è il cantante Bon Scott, scozzese emigrato in Australia da bambino, entrato nel gruppo nel ’74. Una sera, il cantante originale della band Dave Evans non si presenta a un concerto e a Scott viene offerta la possibilità di sostituirlo per la serata. Secondo la leggenda, lui si scola due bottiglie di bourbon con un po’ di cocaina e anfetamina e dice: “sono prontoâ€. Invece di collassare come un normale essere umano, sale sul palco e per tutto il concerto tiene in pugno il pubblico, che nei club australiani del periodo non è più moderato di lui in fatto di consumi alcolici. I fratelli Young lo vedono subito come il personaggio giusto per cominciare a divertirsi sul serio. Per puntare in alto serve trasferirsi dove c’è la scena rock che conta. Cioè, secondo Malcolm, in Inghilterra. 

SESSO, BIRRA E ROCK’N’ROLL 
Quando i cinque australiani arrivano in Inghilterra, il punk comincia a fare rumore, ma non fa per loro. Gli Ac/Dc dichiarano di rifarsi al blues, a Little Richard e Chuck Berry, e non sanno che farsene di slogan come Anarchy in the U.K., anche perché non hanno idea di cosa sia l’anarchia. I testi di Bon Scott sono perlopiù celebrazioni del potere del rock’n’roll e faccende di sesso, raccontate con allusioni ben poco velate (“Lei ha il ritmo del sedile posterioreâ€, da Girls Got Rhythm, tanto per rendere l’idea). L’idea di ribellione di Scott è tirare mattina con rock al massimo volume possibile e una donna molto disponibile, e le canzoni degli Ac/Dc sono una colonna sonora per festaioli birrofili, bikers e metallari dediti all’air guitar. Che infatti si entusiasmano con l’uscita di Highway To Hell nel ’79, primo album degli Ac/Dc a tagliare il traguardo del milione di copie vendute. Il mondo è davvero a portata di mano, ma il successo non porta fortuna a Scott. Nel 1980 muore soffocato dal suo stesso vomito, dopo una serata di bevute. Una beffa, proprio quando è a un passo dall’avere tutte le groupies possibili. I due Young sono indecisi se chiudere bottega, ma decidono di provare il cantante dei Geordie, Brian Johnson. Scott lo aveva visto in concerto ed era rimasto colpito dalle sue urla. A quanto ha raccontato Johnson, era il concerto in cui aveva cantato devastato dai dolori dell’appendicite. Johnson piace subito al resto della band ed entra in studio per registrare Back In Black, un mostro da più di 10 milioni di copie vendute.

LA PENSIONE PUÃ’ ATTENDERE 
Da lì in poi, la vita degli Ac/Dc è quella delle grandi rockstar, scandita dalla routine nuovo album/tour mondiale. I palchi diventano enormi, con tanto di campana da una tonnellata e mezza (per l’intro di Hells Bells) e cannoni (per For Those About To Rock). Gli album degli anni 80 e 90 non si discostano mai molto dalla formula collaudata e continuano a vendere. Certo, nessuno inserirebbe mai Flick Of The Switch in una lista dei grandi album della storia del rock, ma ai più interessa soprattutto che la band resti com’è. Il gruppo regge: un paio di avvicendamenti alla batteria (ma ora c’è di nuovo Phil Rudd) e una pausa di Malcolm per disintossicarsi all’alcol non hanno frenato la corsa. A 54 anni, Angus continua a indossare l’uniforme da scolaro (“Potrebbe salire sul palco da solaâ€) e il resto della band sembra più simile a un gruppo di roadie che a uno di rockstar. “Una cosa che gli Ac/Dc fanno malissimo è essere delle celebritàâ€, ammette Johnson. Giusto così, perché appartengono a un’era diversa, precedente ai video, all’ossessione per la fama e agli mp3. Probabilmente è proprio questo a piacere. Gli Ac/Dc sono dei dinosauri, e in una scena rock affollata in gran parte di microbi sembrano inevitabilmente maestosi.

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