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Being Norman Foster
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Being Norman Foster

L’architetto più amato dagli U2 e pagato del mondo lancia una nuova sfida. Il lusso in formato multiproprietà.

di Alberto Motta

Sir Norman Foster, così come il dio Apollo ispiratore dell’architettura, possiede il dono dell’ubiquità. Una parte di lui vive nelle 150 opere architettoniche disseminate in 50 paesi del mondo, un’altra parte vive nei 200 collaboratori del suo studio di progettazione Foster + Partners. E come per Zeus con il fido messaggero alato Ermes, laddove l’influsso aureo di Foster non può arrivare, be’ c’è sempre un aereo pronto al volo. Proprio la capacità di vivere lo spazio in costante movimento ha permesso al 74enne architetto di Manchester di eccellere nel suo lavoro e di spaziare dagli aeroporti allo Yachtplus Ocean Emerald, sua ultima creazione, uno yacht a prova d’arte di 41 metri impreziosito da un concept innovativo: fare della multiproprietà di beni di lusso la nuova frontiera del lusso stesso. “Sono sempre stato un viaggiatore indefesso, anche quando ero studente – sostiene Foster durante la presentazione dell’Ocean Emerald - Ho approfittato dei miei studi per esplorare edifici e spazi cittadini dall’Italia ai paesi nordici. Da qui il piacere di una cultura più vasta fatta di luoghi e arte, non disdegnando il buon cibo e il buon vino. Negli anni sono diventato ancora più mobile, pur con la mia famiglia al seguitoâ€.

E proprio il vagabondare ha portato Foster a delineare la sua cifra stilistica: migliorare la vita attraverso la qualità del mondo circostante. Come? Ponendosi la giusta domanda. Che nel nostro caso potrebbe essere: cos’ha di innovativo e unico il suo yacht? “È un completo riesame del concetto di fast motor yacht, in ogni punto dell’imbarcazione l’armatore può vedere il mare, la superificie calpestabile è notevolmente superiore alle altre imbarcazioni dello stesso tipo. Mi sono ispirato ai delfini, alle curve della Porsche e delle auto d’epoca per realizzarlo, mentre tutte le terrazze si uniscono a cascata tramite ampie scalinate, quasi a dare l’impressione di un lussuoso albergoâ€. Lo yacht tranquillamente a mollo nel molo di La Spezia fa da cornice alle parole di Sir Foster anche se l’idea della vacanza-lusso in questo periodo di braccine corte multinazionali sembra quasi ammaccare l’imponente scafo grigio dell’Emerald.

Ma non per Foster. “Viviamo tempi difficili nei quali si diventa più sensibili – spiega l’architetto - Questo porta necessariamente a ricercare un’efficienza che si riassume in miglior competitività. Le possibilità di vacanza a bordo di questa tipologia di flotta di yacht è unica. Essere sulla stessa tipologia di barca un giorno ai caraibi e l’altro nel mediterraneo non ha precedentiâ€. O non ha prezzo, per tutto il resto c’è Mastercard. E che sia ben imbottita visto che la quota annuale per ogni armatore di questo smeraldo in multiproprietà si aggira attorno ai 230.000 euro, previo pagamento di un fee d’ingresso di 1.850.000 euro. Ma del resto Foster è aduso ai grandi numeri, tanto che i suoi progetti continuano a crescere. Il prossimo è la realizzazione della U2 Tower, esatto, il grattacielo degli U2 che accoglierà appartamenti e studi di registrazione a picco sul fiume Liffey.

Pare stia diventando una costante, il rapporto di Foster con l’acqua. “Ho feeling con l’elemento acqua – spiega -, vivo e lavoro lungo il Tamigi, ho bisogno di vivere il contatto diretto con l’elemento acqua perché mi fa vivere il ‘contrasto’ con la città. Grazie a quel contrasto creo. La U2 Tower culminerà con la ‘scatola ovale’ che conterrà uno studio di registrazione sospesa sotto una batteria di turbine eoliche verticali e un enorme pannello solare. L’edificio, destinato a contenere appartamenti di lusso e una trentina di alloggi low cost, sarà affiancato da un corpo indipendente, occupato da un albergo a cinque stelleâ€. E anche se è recente la notizia del fermo dei lavori per la torre di Bono Vox & Co. in seguito alla flessione del mercato irlandese, Sir Norman Foster non pensa ai ritardi di consegna e guarda al futuro. “Mettersi davanti a una pagina bianca o a un monitor bianco e liberare la mente ricominciando da capo con un nuovo progetto è qualcosa di eccitante. Se c’è dietro una bella idea è sempre bello sperimentare campi inesplorati. Il momento di difficoltà ci spinge a essere più efficienti, a fare di più con menoâ€.

Commenti

alberto motta
da alberto motta il 01/10/2009

quanti bei ricordi…

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