Colombia Express
L’uomo che vedete qui a fianco si chiama Orlando Tobon, e la sua vita sembra uscita da un film. Leggere per credere.
di Philipp Kohlhoefer - foto di Anthony Two Moons
L’agente di viaggio Orlando Tobon prende un altro modulo prestampato dallo schedario che sta alla sua sinistra e lo porge al cliente che sta seduto esattamente dall’altra parte della scrivania, spiegandogli come compilarlo. Sul muro, alle spalle di Tobon sono appese alcune foto che lo ritraggono in compagnia di Bill e Hillary Clinton, dell’ex sindaco di New York Rudy Giuliani e del Presidente colombiano Alvaro Uribe. L’agente di viaggio Orlando Tobon è un uomo influente. Anche se a dire il vero, quasi nessuno dei suoi clienti vuole davvero viaggiare. Perché le persone che entrano nell’ufficio di Tobon, situato a Jackson Heights nel cuore del Queens, di solito sono appena arrivate in America. E qui hanno tutta l’intenzione di restare. Per sempre, se possibile.
Il sindaco di Little Colombia
Siccome l’affluenza dei clienti è sempre altissima e l’ufficio è tutt’altro che grande, la coda di gente che aspetta il proprio turno, finisce in strada. Tobon si occupa di dare una mano ai nuovi arrivati da un punto di vista legale: consiglia dormitori a basso prezzo, organizza corsi di lingua, aiuta a cercare lavoro o una casa. I suoi compaesani più fortunati, quelli che già hanno un lavoro, gli chiedono una mano con le tasse. Orlando Tobon è a New York dal 1968, da quando aveva diciassette anni. Conosce tutto e tutti, tanto da essersi guadagnato il rispettoso soprannome di “Sindaco di Little Colombia”. Nel quartiere si è fatto amare grazie al suo impegno nel sociale, ma parte della sua popolarità la deve soprattutto ai morti. Perché è per loro che Tobon organizza il maggior numero di viaggi.
Il “sindaco”, infatti si prende cura dei piccoli corrieri colombiani (in gergo li chiamano muli) che trasportano cocaina o eroina nel proprio stomaco conservando la droga in capsule di plastica o preservativi. Quando uno di questi piccoli pacchetti si rompe, la vittima muore di overdose nel giro di pochi minuti. Quando possibile, Tobon si mette in contatto con i parenti della vittima che stanno in Sud America, raccoglie fondi all’interno della comunità colombiana del Queens e rispedisce a casa il cadavere per garantirgli una sepoltura digintosa. Costo dell’operazione, 2500 dollari. Tanto che ogni lunedì, Tobon lancia un appello per la raccolta fondi sulla locale radio di lingua spagnola.
L’uomo più celebre fra i colombiani di New York, non ha un’idea precisa del numero di cadaveri di cui si è preso cura: “saranno più o meno 400”, racconta. Quattrocento persone mai conosciute né viste prima. Viene spontaneo chiedersi perché lo faccia. “Queste persone hanno fatto un errore e pagato per questo con la loro stessa vita. Perché dovrebbero essere punite ulteriormente?”. Generalmente i “muli” sono spesso donne giovani e attraenti. Insomma, gente che non desta sospetti: “Sei vuoi fare questo lavoro devi essere incensurato, altrimenti puoi scordarti di ottenere il visto turistico per entrare negli Stati Uniti”. Orlando Tobon fa una pausa, si toglie gli occhiali e prosegue: “Non esistono cattivi trafficanti. Non a questi livelli. Chi muore è vittima delle circostanze o della propria debolezza. O di tutte e due le cose assieme. Non me la sento di poter dare giudizi di merito”.
Vittime della povertĂ
I piccoli trafficanti di questo tipo, sono i più poveri fra i poveri, e i cartelli che controllano il traffico di droga sanno come approfittarne. Per fare questo lavoro, in fondo, basta solo ingoiare delle capsule di plastica. Prima di farlo, i corrieri bevono una sostanza che serve a inibire la produzione di acidi gastrici: “Ma a volte la cosa non funziona”, racconta Tobon. Un “mulo” può inghiottire oltre un chilo di droga divisa in 120 capsule. Se arriva a destinazione vivo, riceve tra gli otto e i diecimila dollari. “Un grande incentivo”, dice Tobon “visto che i colombiani guadagnano in media poco più di 1800 dollari l’anno”.
Stando alle statistiche ufficiali, l’80 per cento dei colombiani è considerato povero. Gli americani da soli spendono, in eroina e cocaina, 46 miliardi di dollari l’anno. Da ogni singolo carico di un “mulo” si ricavano dalla vendita in strada 350mila dollari. Con questo margine di profitto, i cartelli della droga si preoccupano poco del fatto che alla frontiera statunitense gli agenti abbiano cominciato a sottoporre ai raggi x turisti colombiani presi a caso, arrestando 150 trafficanti l’anno. Il Dipartimento di Sicurezza statunitense ammette di non poter fornire una cifra certa di quanta droga entri nel paese; di quanti trafficanti riescano a farla franca. Altrettanto impossibile fare una stima delle vittime di questo traffico.
Tobon ci ha messo un po’ prima di convincere la polizia di New York che lui non faceva parte della mafia colombiana: “ Per un po’ hanno continuato a seguirmi e a farmi domande. Una notte mi sono piombati in casa alle quattro del mattino per una perquisizione”. Da quel momento, la polizia lo chiama ogni volta che trova un “mulo” morto. Di più: uno dei poliziotti che prima lo pedinava, ora gli dona regolarmente del danaro. Tobon racconta la storia di una 82enne di Bogotà che, alla disperata caccia di soldi per curare il figlio gravemente malato, ha ceduto alla tentazione di diventare un corriere della droga: alla frontiera nessun problema, ma una volta in taxi, diretta all’albergo prefissato per la consegna, una delle capsule si è aperta e la donna è morta lì, in macchina. Oppure ancora la vicenda di una madre e di un figlio, entrambi corrieri: appena arrivati nel Queens, uno degli involucri nello stomaco del figlio si è decomposto. La madre ha cercato prima di aiutarlo e poi l’ha lasciato morire. Forse perché sapeva cosa sarebbe successo. Non è raro infatti che la mafia colombiana tenti di recuperare i cadaveri per impossessarsi del resto del carico che contenevano.
Attore per caso
Orlando Tobon si ricorda ancora di come la sua storia è cominciata. Trent’anni fa in una camera mortuaria dell’ospedale di Jamaica, Queens, un medico gli mostrò i corpi di sei corrieri morti. Tobon aveva appena aiutato una vicina a organizzare il funerale della sorella morta in un incidente d’auto. I soldi avanzati dalla cerimonia furono utilizzati per seppellire uno di questi trafficanti sconosciuti. Tre anni fa Tobon ha ottenuto una piccola parte nel film rivelazione Maria Full of Grace, film che racconta la storia di una diciassettenne che diventa corriere della droga. Nel film interpretava “Don Fernando”, un uomo che tenta di aiutare come può i “muli”: in pratica, la sua storia. Oggi, due poster di quel film di cui Tobon va molto fiero, sono appesi alle pareti del suo ufficio: “per me la cosa importante, non è il fatto di averci recitato, quanto che la gente raccolga il messaggio che il regista ha voluto dare. Spero che il film porti a un cambiamento della situazione”.
La fila fuori dal suo ufficio è diventata ancora più lunga. Orlando Tobon si alza dalla sedia e dà un’occhiata fuori, alla gente: famiglie con bambini, anziani, ragazzi e ragazze. A tutti regala un sorriso. Le persone in fila conversano in spagnolo. Accanto a loro, dei poster reclamizzano voli low-cost verso la Colombia: dall’aeroporto La Guardia di New York all’El Dorado di Bogotà , 400 dollari. “Ho circa 120 clienti al giorno” dice Tobon sedendosi nuovamente alla sua scrivania. Dall’ultimo viaggio organizzato per uno dei suoi clienti “particolari” è passata appena una settimana.



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