Veridiana Mallman Profili

Veridiana Mallman

Luca Toni - Ritorno al futuro Campioni

Luca Toni - Ritorno al futuro

Olimpo di primati Sport

Olimpo di primati

Stallo alla messicana Fenomeni

Stallo alla messicana

Dejan Stankovic - Nerazzurro a Vita
Dejan Stankovic - Nerazzurro a Vita
galleria

Dejan Stankovic - Nerazzurro a Vita

Generoso e altruista, in campo e nella vita. Innamorato della moglie come il primo giorno. Orgoglioso di essere serbo, ma deciso più che mai a vivere a Milano.

di Silvia Santarelli - foto di Antonio Hassler

Quando gioca si vede, quando non gioca pure, di lui un allenatore non può fare a meno. Questo, il giudizio espresso dal campo. Riservato, al punto che la sua discrezione può essere scambiata per indifferenza, ma chi lo conosce bene sa che è un altruista. Si considera un uomo fortunato, tre figli: Stephan, Filip, Aleksander e una moglie che ama più della sua vita. È uno che quando segna spera sempre che il suo gol decida la partita, non per sé, ma per la squadra e perché secondo lui una vittoria se la meritano tutti, dal Presidente all’ultimo tifoso dell’Inter.

Quando hai capito che il calcio sarebbe diventato il tuo lavoro?
Subito, quando dall’under 16 sono passato alla prima squadra ho capito che il calcio era diventato il mio mestiere.

Dalla Serbia, seguivi il campionato italiano?
Sì, ma solo le partite dei giocatori serbi che militavano nel campionato italiano: Mihajlovic, Jugovic, Savicevic… Allora per me esisteva solo la Stella Rossa.

Sei in Italia da dieci anni, ti senti più milanese o romano?
Milanese, anche se a Roma ho trascorso sei anni bellissimi. Qui un calciatore vive più serenamente: io e mia moglie Ana ci siamo ambientati subito e quando smetterò di giocare penso che rimarrò a vivere a Milano.

È vero che in Italia se sei un calciatore hai tanti privilegi?
Diciamo che hai qualche aiutino, ad esempio non devi fare le file e per certi aspetti è vero, siamo avvantaggiati.

In campo, in quale occasione ti sei detto: ho fatto un’opera d’arte?
A Belgrado, a 18 anni, davanti a 80mila persone, quando ho siglato la doppietta che ha permesso alla Stella Rossa di passare il turno.

Da anni alimenti “discussioniâ€: rendi meglio in fascia, dietro le punte oppure davanti alla difesa?
Sono un giocatore che cerca sempre di adattarsi alle esigenze della squadra, ma quando sto bene, posso giocare in tutte le posizioni, a centrocampo.

Si parla molto di favori arbitrali e sudditanza psicologica da parte dei direttori di gara, tu cosa ne pensi?
Non parlerei di favori, ma di errori. Il distacco che abbiamo da Roma e Juventus non dipende dagli errori arbitrali, ma dal fatto che siamo forti.

Calciopoli ha lasciato un segno indelebile, è cambiato qualcosa da allora?
Che finalmente all’Inter è stato dato quello che le spettava, ma le partite di calcio dovrebbero disputarsi in campo e non in tribunale.

Mihajolvic ha detto che gli piacerebbe guidare la Serbia alle qualificazioni mondiali, un sogno?
È un progetto che nel giro di qualche anno può decollare, adesso i motivi per cui siamo in stand by li teniamo per noi, ma Sinisa è su quella strada e non può scappare. Spero di continuare a giocare abbastanza per riuscire a essere il capitano della sua Nazionale.

Che differenza c’è tra il calcio serbo e quello italiano?
Quella che c’è tra bianco e nero: è tutto diverso, stadi, pubblicità, ingaggi…

Che strascichi ha lasciato la guerra nei Balcani?
Non eravamo messi bene e siamo andati indietro di 50 anni, per fortuna ci stiamo riprendendo. Mi auguro che nei prossimi dieci anni la Serbia entrerà a far parte della Comunità Europea.

I tuoi parenti vivono ancora in Serbia?
Sì, stanno tutti a Belgrado: genitori, fratello, amici…

Molti calciatori sono impegnati in iniziative di beneficenza, anche tu?
Sì. Con i miei amici cerchiamo sempre di dare una mano a chi ha bisogno, non abbiamo un’associazione, ci chiamano, valutiamo. Chi ha bisogno ci trova, faccio tante donazioni agli ospedali, lì, hanno sempre bisogno di qualcosa.

Cos’è cambiato nell’Inter delle ultime stagioni?
Abbiamo chiuso il cerchio con i nuovi arrivi e la vecchia guardia, purtroppo siamo stati eliminati dalla Champions, ma siamo sempre un gruppo consapevole del suo valore e lo dimostreremo cercando di vincere tutto quello che resta!

Come mai in Champions non riuscite a decollare?
È una competizione difficile, fatta di 13 partite, una più dura dell’altra e noi ci siamo arrivati con molti giocatori che non erano al meglio della condizione, me compreso.
C’è un giocatore che reputi indispensabile per questa Inter?
Ognuno lo è, a suo modo.

Se dovessi consigliare al Presidente un acquisto, chi sceglieresti?
Cristiano Ronaldo, il più forte.

Capello in Nazionale ha proibito i nomignoli, tu ne hai uno?
Deki. Forse, la sua scelta è per far capire a tutti di chi si sta parlando.

Rilasci poche interviste, ma come sei e cosa fai fuori dal campo?
Sono un tipo tranquillo, mi dedico alla famiglia, come dicono tutti in tutte le interviste! Quando si gioca domenica e mercoledì si sta fuori intere settimane, per questo appena ho un po’ di tempo lo trascorro volentieri con i miei figli e i miei amici.

Quali sono le tue passioni?
Le più banali: auto e orologi.

Ti ricordi quando è stata l’ultima volta che hai preso un autobus?
In Italia mai, in Serbia tre anni fa, a Belgrado: ho fatto solo una fermata.

Sei scaramantico?
Diciamo che lo ero: infilavo prima la scarpa destra, entravo in campo con il piede destro… L’unica cosa che mi è rimasta da quando ero bambino è che cerco sempre di avere il numero 5, ma in Nazionale adesso ho il 10.

Segui il calcio in TV?
Ultimamente ero infortunato e ho guardato tante partite. Il campionato che preferisco, dopo quello italiano, è quello inglese, mi piace molto come gioca il Manchester.

Che farai da grande, l’allenatore?
Per ora non mi ci vedo, ma è normale, sto ancora giocando e ho addosso tutte le pressioni e lo stress di questo lavoro.

Come sarà Dejan Stankovic tra dieci anni?

Dopo più di 20 anni passati sui campi di calcio, dovrò imparare a camminare da solo: cercherò di organizzarmi la vita, di fare qualcosa di interessante. 

Commenti

Non ci sono ancora commenti