Eco-cool Olympia
Vancouver raccontata da chi la vive ogni giorno: Tripleman, il reporter piĂą 2.0 della cittĂ .
testo e foto di Roger McLeish, traduzione di Gabriele Ferraresi
A un primo sguardo Vancouver potrebbe sembrare una scelta bizzarra per le olimpiadi invernali del 2010. Ehi! è la terzultima città canadese, in quanto a precipitazioni nevose. Ma osservando i dettagli, si capisce che è stata una scelta sensata. Basta fare un quarto d’ora di macchina e avvicinarsi alle montagne vicine, per trovarle coperte da una coltre bianca: la stazione sciistica di Whistler Blackcomb, per esempio, dove si svolgeranno alcune gare dei giochi, dista circa un’ora da Vancouver, ed è una delle località più prestigiose del Canada. Al di là delle olimpiadi, in città c’è gente sana: nel senso che fa parecchio sport, con una predilezione per l’outdoor, viste le distanze che separano la città dalla natura più estrema. Non è impensabile andare nello stesso giorno a fare vela, poi su uno snowboard, e infine cavalcare, mettendoci meno di un’ora per spostarsi da un posto all’altro. Chi abita qui, maledice la pioggia, la proverbiale pioggia di Vancouver: ma è anche una delle fortune della città , visto che irriga la vegetazione. E di verde a Vancouver, ce n’è davvero tanto. Chi abita qui va spesso nei parchi, a volte densi come piccole foreste, a lasciarsi passare le nuvole grigie sopra la testa.
Se passate di qui, Stanley Park è imperdibile: e da lì ci si può anche godere lo skyline della città , le cui ultime modifiche, risalgono al 1986, all’esposizione internazionale. Vancouver però, non è una città verde solo per i parchi: è anche una città con un modello di sostenibilità che funziona. Malgrado la popolazione sia aumentata di un terzo dal 1990, le emissioni di CO2 pro capite sono le più basse del Nord America, e chiaramente anche del Canada. La gente qui va al lavoro a piedi, in bicicletta, o prendendo i mezzi pubblici, i veicoli a motore che entrano a Vancouver sono in discesa da anni ormai. Da un punto di vista urbanistico, le montagne e il mare hanno costretto chi ha costruito la città a svilupparla verso l’alto, quindi, con un’alta densità abitativa. Con circa 100mila persone che vivono nei 6 kilometri quadri del centro di Vancouver, le aree più centrali fortunatamente non si trasformano in un quartiere fantasma la sera. Ci sono decine di locali, ristoranti, club. Vancouver è diventata l’esempio di quello che si può creare mixando una forte crescita economica a uno stile di vita ecosostenibile: tuttora è considerata una delle città più vivibili del mondo.
A Vancouver non ci sono quei terribili paesaggi industriali che dominano l’Ontario, il midwest americano e la east coast. Al massimo c’è qualche segheria, ma sono tutte disperse in provincia, fuori città : un tempo se ne trovavano anche in città , in periferia. Abbandonate negli anni Ottanta, ora sono dei condomini. Anche a False Creek, lungo la costa, una volta c’erano chiatte e imbarcazioni industriali: adesso, solo yacht. Le industrie pesanti sono quasi del tutto scomparse nella città , e hanno lasciato spazio al turismo, all’industria cinematografica, alla ricerca, al terziario avanzato: questo ha attirato torme di giovani. Vivendo qui lo si respira, questo senso di “tutto è possibile”, non per i settori dell’economia in crescita, o non solo. Anche per tutto il resto, soprattutto per tutto il resto. La gente qui ha voglia di vedere come saranno le olimpiadi, è quasi un po’ nervosa. Ci piace pensare che tutto il mondo ci vedrà , che ci saranno tre miliardi di persone davanti alla cerimonia di inaugurazione. Se solo smettesse di piovere e cominciasse a nevicare…



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