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Al nocciolo della ricetta nucleare.

di Gianni Ricco

Ci sono un paio di cose sul nucleare che vale la pena conoscere. Ci potreste fare un figurone a cena con gli amici. Le centrali a tecnologia più attuali sono di generazione III+, due in particolare di interesse per il mercato italiano: European Pressurized Reactor(EPR) da 1600 Mwatt di costruzione francese e Advanced Passive1000(AP1000) da 1117 Mwatt di costruzione americana. Queste centrali sono caratterizzate da nuovi sistemi di sicurezza sia attivi(EPR) che passivi, basati cioè su reazioni naturali (AP1000), che permettono in caso di incidente e prima dell’intervento dell’operatore la messa in sicurezza spontanea per lunghi periodi o addirittura lo spegnimento del reattore. Vantano un migliore utilizzo del combustibile e una più elevata disponibilità di impianto e vita più lunga (oltre 60 anni) con conseguente diminuzione dei costi dell’energia prodotta. I reattori di generazione IV amplieranno queste prestazioni, ma in più dovrebbero poter bruciare le scorie, comprese quelle a vita media lunghissima come il Plutonio o gli attinidi minori: potranno in questo modo produrre energia anche con combustibili diversi dall’Uranio dando un grosso contributo alla soluzione sia del problema della custodia delle scorie radioattive che di quello delle risorse. Questi reattori sono in fase di ricerca e difficilmente saranno disponibili sul mercato prima di una trentina di anni.

E c’è la questione importante: nonostante la drastica dispersione e conversione negli anni 80 del patrimonio tecnico e scientifico, in Italia sono disponibili ancora competenze nelle Università, negli Enti Pubblici e di Ricerca e nell’Industria, anche se si tratta di personale prossimo al pensionamento. Se si vuole ricreare nuove generazioni di tecnici con queste competenze occorre agire con tempestività, come ad esempio si è fatto presso le Università di Genova e Bologna con l’attivazione di corsi di Master sulla Energia Nucleare. Se, ripeto, si riuscirà ad avviare in Italia da un lato una decisa campagna di formazione e dall’altro un rilancio della ricerca, di fatto disincentivata negli ultimi decenni, esiste ancora una concreta possibilità per il Paese di riallinearsi al livello delle altre nazioni europee che da tempo utilizzano questa sorgente di energia, con l’eccezione della Francia che, con le sue 59 centrali attive, rappresenta un centro di eccellenza mondiale. In un moderno paese industriale l’energia nucleare è una necessità inevitabile. Già oggi l’Italia importa circa il 15% della propria energia dalle vicine centrali francesi. Prima o poi le centrali nucleari le vedremo o le vedranno i nostri figli. Ma ogni ulteriore ritardo avrà per l’economia del Paese un costo elevato.

Gianni Ricco è Ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e Professore dell’Università di Genova

Commenti

claudio moffa
da claudio moffa il 12/02/2010

MI scusi non ho letto l’articolo, sono Claudio Moffa, ordinario UNITE facoltà Scienze Politiche, ho sentito al sua intervista al gr 1 e volevo parlarle. Mi può chiamare o darmi un suo recapito dove posso trovarla oggi? grazie e cordiali saluti, CM

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