Felipe Massa - Red Passion
Dopo un anno di passione in cui ha rischiato la pelle Felipe vuole rinascere. E il Cavallino punta sulla sua sete di vendetta.
di Nicolò Canziani
Maranello, 28 Gennaio 2010: freddo, ghiaccio, colline ammantate di neve tutto intorno. Qui, in un paesaggio quasi lunare, sorge una sorta di presepe meccanico, una fabbrica verso cui uno sciame di persone accorre, in religioso ed emozionato silenzio, per celebrare un rito pagano di sapore vagamente futurista: la nascita, dopo un lungo travaglio, di una nuova Ferrari, la F10 di Formula 1. La neonata giace al centro del palco allestito unicamente per lei, proprio dietro alle linee di assemblaggio dei motori 8 e 12 cilindri, tra una spider California avio metallizzato e una 458 Italia rossa, la berlinetta 8 cilindri più potente e veloce mai costruita dalla casa di Maranello. L’onore di svelare la macchina, mostrandola al selezionato parterre di ospiti e con il supporto dei media accreditati ai tifosi ferraristi in ogni parte del globo, spetta a loro, ai piloti: i titolari Felipe Massa e Fernando Alonso, il terzo pilota Giancarlo Fisichella, i collaudatori Luca Badoer e Marc Genè, sotto lo sguardo paterno, fiero e benedicente del demiurgo presidente Luca Cordero di Montezemolo.
LA FENICE
Un battesimo che sei mesi fa, quel maledetto sabato 25 Luglio 2009, durante le qualifiche del Gp d’Ungheria, avrebbe potuto essere funestato da un lutto incredibile e assurdo, quando una molla persa dalla Brawn Gp dell’amico e connazionale Rubens Barrichello, colpì Massa in pieno volto, trapassandogli il casco e ferendolo sopra l’arcata sopraccigliare sinistra: “In Ungheria potevo diventare cieco. Se la molla mi avesse centrato mezzo centimetro più in basso, avrei perso la vista. Se mi avesse preso un centimetro più su, le cose sarebbero potute andare anche peggio: potevo diventare scemo”. Guardandolo mentre parla, Felipe appare rilassato, consapevole della sua forza, come se il pauroso incidente, l’esperienza a tu per tu con la morte, la lunga sosta forzata, lo avessero reso più maturo, smanioso di tornare a vincere, sempre che la Ferrari gli metta a disposizione una macchina meno scabrosa della F60: “Sono veramente felice e orgoglioso, non ho mai avuto una voglia così grande. Sento di voler lavorare meglio che mai. Spero che questa monoposto sia competitiva per lottare al top e puntare al titolo”. Grinta, fiducia, dedizione e determinazione gli serviranno eccome, visto il ridotto numero di chilometri spendibili in test di precampionato e la verve dimostrata dai suoi moltissimi avversari, a partire dal rivale per antonomasia, il compagno di squadra, l’uomo da battere: Fernando Alonso. “A dir la verità , le aspettative sul mio compagno di squadra ci sono da tanti anni, da Michael a Kimi e ora con Alonso. Quando arriva un pilota nuovo in Ferrari le aspettative sono sempre alte, è una cosa normale. La mia aspettativa è semplicemente di avere una buona macchina in pista, fare il lavoro di squadra e avere un team completo: sono questi gli ingredienti per affrontare la stagione nel migliore dei modi”.
BUONE NUOVE?
A proposito di macchina, il regolamento adottato per la stagione 2010 ha comportato significative innovazioni tecniche. L’abolizione del Kers (il sistema del recupero dell’energia, adottato in modo continuativo solo dalla Ferrari), l’innalzamento del peso minimo ammesso e la diversa disposizione della zavorra hanno consentito agli ingegneri di riprogettare il cambio, le pance laterali, i radiatori, gli scarichi, la geometria delle sospensioni e il diffusore posteriore per ottenere una deportanza più alta, una migliore tenuta di strada e una maggior guidabilità rispetto alla vettura dello scorso anno. Durante i Gp sarà vietato rifornire, ragion per cui la capacità del serbatoio è passata da 120 a 240 litri di benzina, con un notevole aggravio di peso ed una maggiore usura delle gomme, soprattutto nelle fasi di gara più critiche, i primi giri dopo la partenza. Unica componente invariata è il propulsore, un V8 di 2,4 litri, in grado di erogare circa 730 cv di potenza al regime di 18 mila giri/minuto. Risultato di tutto questo lavoro? Una monoposto più lunga, filante, rastremata e curata, specie nell’aerodinamica posteriore, plasmata intorno all’adozione del famigerato doppio diffusore, elemento rivelatosi essenziale nella conquista del titolo mondiale da parte della Brawn Gp di Button nel 2009.
ZERO PARANOIE
Le gerarchie all’interno del team, almeno nella testa di Massa, sono molto chiare: “Io sono in Ferrari da tanti anni, lui (Alonso ndr) arriva solo adesso. Io conosco i metodi di lavoro e lui deve impararli col passare del tempo, ovviamente spero il prima possibile. L’inizio del rapporto è andato esattamente come prevedevo. In pista cercheremo di stare l’uno davanti all’altro e davanti a tutti gli avversari. Questo è il gioco, semplice semplice. Secondo te, di che cosa dovrei preoccuparmi?”. Forse del fatto che Alonso ha già vinto due titoli mondiali, di cui uno, nel 2006, contro un certo Michael Schumacher: “Ho avuto tanti compagni molto forti nella mia carriera e mi sembra di aver fatto sempre un buon lavoro. Si cresce e si migliora di giorno in giorno con un compagno forte, ma ho anche dimostrato di essere in grado di vincere e lottare a prescindere dal compagno di squadra”. Abbiamo la sensazione che quest’anno, per vincere, andare forte, anzi fortissimo, non basterà . Per domare il furore agonistico e la classe del Nano di Oviedo, Felipe dovrà guidare preciso come il bisturi di un cardiochirurgo. E rimanere freddo come il ghiaccio.



Commenti
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