Filippo Magnini - Squalo Magno
Ha appena sfiorato il trionfo agli Europei. Sogna di rifarsi in Cina. Il nuotatore azzurro ha ancora molta fame di avversari.
di Joni Scarpolini - foto di Guido Clerici
Steven Spielberg si prepari a girare un nuovo capitolo de Lo Squalo, che andrà in onda ad agosto nelle vasche di Pechino. I pesciolini lenti inizino a scappare, perché lo Squalo Magno se li divora cospargendoli di maionese, il suo cibo numero uno a pari merito con gli avversari. Peccati di gola del campione mondiale nei 100 stile libero. Filippo Magnini, orgoglio pesarese e manco a dirlo segno Acquario, punta la pinna verso la Cina, dove vuole centrare il suo primo oro olimpico (dopo i trionfi iridati di Montreal 2005 e Melbourne 2007 e l’ultimo sigillo europeo di Eindhoven) per diventare l’uomo anfi bio più titolato nella storia del nuoto. Capello corto con sprazzi biondi, faccia da discolo, sorriso contagioso e soprattutto due spalle così. Ma Super Pippo, quando era bambino, super di fi sico non lo era affatto.
Avresti voluto fare il calciatore, ma eri mingherlino. Così la mamma ti butta in piscina parallelamente al calcio. Poi la scelta: abbandoni pallone e scarpette e t’infi li cuffi a e occhialini. Perché?
La mamma era stufa di dovermi lavare ogni volta i vestiti infangati. La mia prima partita ufficiale venne sospesa a causa di un fortissimo acquazzone. Il campo era impraticabile, sembrava una piscina. Un segno del destino. Non mi fanno giocare neanche oggi? Ok‚ dissi‚ allora basta col calcio. E il giorno dopo decisi di fare solo nuoto.
A 18 anni la rana si trasforma in uno squalo: perché sei passato allo stile libero?
Fu la chiave di volta della mia carriera. A rana vinsi tante medaglie e partecipai anche agli Europei. Ma durante il mese trascorso in Nazionale mi allenavo in modo diverso, perdendo tutta la rana. Nel frattempo crescevo di stazza e di statura. Gli assetti della mia nuotata erano cambiati, tanto che agli Europei giovanili andai male a rana. Poi un giorno fui convocato casualmente come riserva in una staffetta di stile libero. Sembrava un azzardo, invece andai più forte di tutti. Nacque così la mia passione per lo stile.
Hai solo 26 anni eppure la tua è una carriera da veterano. Hai mai vissuto momenti di maremoto? Chi ti è stato più vicino?
Devo ammettere che a sedici anni mi ero stancato del nuoto: troppi sacrifici. Inoltre a scuola nessuno lo praticava. Avrei smesso subito, se solo mia madre non mi avesse suggerito di disputare almeno gli ultimi due campionati italiani. Io li vinsi (100 e 200 rana) e da lì si riaccese la fiamma. Dico quindi grazie alla mia mamma, che mi ha sempre incoraggiato.
E ora hai una vastissima collezione di medaglie. Qual è quella a cui sei più affezionato?
Due: gli ori ai Mondiali di Montreal e di Melbourne. Ora aspetto Pechino. Ma senza ansia, perché le Olimpiadi devono essere un momento di gioia, non un’ossessione.
L’invincibile Re Magno avrà pur qualche punto debole…
Sì ce li ha, ma mica li svela…
Allora il tuo miglior pregio.
Il mio pregio, che può essere (lo ammetto) anche un difetto, è la testa, che incide molto sulle mie prestazioni. Quando sono felice e rilassato rendo al cento per cento. Se invece stacco la spina, non riesco a rimettermi in carreggiata. La mia forza mentale è anche il mio pericolo.
La tua Pesaro è anche culla di Massimo Ambrosini e Valentino Rossi. Cosa ruberesti da loro?
Il portafoglio! Scherzi a parte, da appassionato di moto penso che se Vale mi prestasse qualche cavallo della sua mi farebbe comodo. Massimo ha le gambe più allenate delle mie e a livello aerobico è differente da noi nuotatori che siamo immersi in un liquido. Ecco, da Ambro prendo gambe e fiato.
Sei testimonial di un’importante fi rma della moda: è più facile sfilare in passerella o a bordo vasca?
In passerella posso sbagliare e non mi dice niente nessuno, mentre in vasca se sbaglio di un decimo mando tutto all’aria. La prima volta che ho sfi lato avevo il cuore a mille, ancora più che in una gara, perché per me era una cosa inedita. Comunque camminare con pelliccione, camicia e costume è stato proprio divertente.
La cosa più trasgressiva che hai fatto nella tua vita.
Se faccio qualcosa è perché ho voglia di farlo e non lo ritengo un gesto pazzo. Buttarsi con l’elastico da un ponte come feci in America con tre miei compagni di Nazionale può essere considerata una pazzia? Forse no, ormai lo fanno tutti.
Tutti noi abbiamo raccontato almeno una bugia. La tua più clamorosa?
Penso sia meglio dire una bugia a fin di bene che una verità che fa male. Ma di bugie cattive non ne ho mai dette.
Da un peccato all’altro. Passiamo a quelli di gola.
Mi piace mangiare, tanto e tutto. Non sono goloso di dolci, anche se durante il mio recente soggiorno a Miami i tiramisù volavano… ma il mio vero peccato di gola è la maionese: la metterei ovunque.
Goloso di maionese, goloso di donne. Come va ora la tua vita sentimentale?
Scusa, quando esce questa intervista (ride)? Girando per il mondo, mi sono divertito molto… Ma adesso sono felicemente fidanzato con una ragazza meravigliosa.
In lei hai trovato quello che cercavi?
Sì‚ la complicità e la tranquillità . Se devo stare appresso alla vip che mi fa impazzire perché se la spassa in discoteca mentre io sono ad allenarmi, farei un po’ di fatica a concentrarmi. La mia ragazza è tranquilla, di Pesaro, ci conosciamo da cinque anni. Ballava la notte, quindi non era proprio tutta casa e chiesa: ci siamo conosciuti proprio in discoteca, per dirti. Pero ora mi dà la tranquillità che cercavo.
La Cina è vicina. Sei stato scelto come portabandiera. E a noi quale souvenir porterai da Pechino?
Una cosa da portare al collo… Dai, non giriamoci attorno‚ tutti sanno che voglio tornare con la medaglia d’oro.
Cosa fai per rilassarti?
Mi metto sul divano e mi guardo un bel fi lm. Il mio preferito è Man in Black.
E’ vero che il tuo sogno nel cassetto è fare un fi lm a Hollywood?
E chi non lo farebbe! Mi divertirebbe molto.

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