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La felicità? Non è di questo paese

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Fly Man
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Sono i nuovi Icaro. Si gettano nei vulcani ma non ci finiscono arrosto: atterrano sull’orlo dell’inferno e conquistano il paradiso. Valery rozov docet.

di Joni Scarpolini

La storia di Icaro la conoscono tutti. Lui s’infila un paio di ali (preparate con cura da papà Dedalo) e spicca il volo. Solo che si fa prendere troppo dall’entusiasmo e va a sbattere contro il sole: cera sciolta come un gelato alla crema e l’impavido Icaro giù a picco negli abissi del Mare Egeo per i titoli di coda. Dalle acque greche a quelle russe il film mitologico sull’uomo volante riprende il copione, ma con un finale diverso. Viriamo a Est. Laddove la natura è turbolenta e l’essere umano è impavido.   

LA TERRA DELLE FIABE
Più o meno sessant’anni fa, durante la guerra fredda, venne progressivamente abbandonata per colpa delle sue temperature siderali e solo pochi temerari osavano mettere piede a Kamchatka, penisola selvaggia del lontano oriente russo che s’infila a incudine tra le acque del Mare di Ochotsk (poco sopra l’arcipelago giapponese) e quelle dell’Oceano Pacifico. Oggi i temerari non si contano più sul palmo di una mano perché il gelo tra Russia e Stati Uniti si è dissipato e Kamchatka attira ogni anno migliaia di ricercatori bramosi di emozioni estreme da vivere fino all’orlo di un vulcano fumante o in cima a una catena montuosa innevata. A valle, proprio sotto le narici del ghiacciaio, prendono il largo spiagge sconfinate dai granelli di sabbia color cenere. In cielo, sopra le vette biancastre, galleggiano sacchetti di nuvole grigiastre. 

CHE STORIA
E proprio da quelle nuvole Valery Rozov, della spedizione speciale Red Bull, si trasforma in un aquilone umano. È lui uno degli Icaro del ventunesimo secolo, i prodigiosi uomini volanti che puntano il dito verso il cielo. Se gli domandi perché proprio Kamchatka, lui ti risponde semplicemente “perché è un luogo selvatico e unico nel suo genereâ€. Ok, fin qui ci siamo. Se però vuoi sapere anche cosa ci stia a fare lì, nella terra delle fiabe mozzafiato, Valery ti racconta la fiaba estrema dal titolo (eloquente) “salto nel vulcanoâ€. Ancora da scrivere, ancora da vivere. E noi di Maxim la viviamo assieme a lui. 

DESTINAZIONE INFERNO
Il progetto di Valery si divide in tre parti. Punto uno: (sor)volare un tot di pendii del vulcano, cercando di non sfiorare la superficie ghiacciata in fase di atterraggio. Punto due: volare sopra la bocca del vulcano (attivo) chiamato Mutnovsky e addentrarsi nella cappa fumosa. Punto tre: assicurarsi, prima del decollo, che il vulcano non faccia scherzi. Ma sotto sotto Valery non spera altro che Mutnovsky si risvegli dal suo breve sonno per rendere l’impresa ancora più estrema. E c’è solo un modo per saperlo: andare là, nelle fauci dell’inferno. Valery, in passato, aveva fatto delle battute di caccia in luoghi freddi come la Siberia e la Scandinavia, per questo già sapeva cosa lo avrebbe atteso una volta messo piede sulla terra di Kamchatka: temperatura compresa tra i -5 e -20 gradi centigradi e forte umidità causata dalle folate di neve.

CIELO IMPAVIDO
Si parte. Otto ore di volo da Mosca alla penisola delle fiabe, dove ci accoglie un elicottero pronto a recapitarci senza troppi fronzoli nei pressi di Mutnovsky. Ma per arrivare ai piedi del mastodontico vulcano in dormiveglia, di quelli che vedi nei film stile Jurassic Park, ci vogliono ancora tre ore di fuoristrada. Dopo un rapido e defintivo controllo all’attrezzatura, cominciamo a testare il terreno in snowboard e a individuare i punti migliori per scattare le foto più suggestive. C’è un bel sole e le condizioni di volo sembrano perfette. Sembrano. Perché il giorno seguente, fin dalle prime ore del mattino, il tempo comincia a storcere il naso: al sole si sostituiscono nuvoloni violacei che non lasciano ben sperare. Ma chissenfrega, non sarà certamente questo a fermare Valery, che ad un passo dall’inferno vuole arrivarci manco avesse fatto un patto con il diavolo. Noi ci arrampichiamo sul pendio ovest del vulcano e dopo aver superato indenni una discesa praticamente a elle giungiamo sull’orlo del cratere di Mutnovsky. C’è troppo fumo però, meglio rimandare il nostro progetto a domani e ritornare al nostro quartier generale installato ai piedi del monte.
DESTINAZIONE PARADISO
Aspettiamo un paio di giorni perché il meteo fa ancora le bizze e al terzo decidiamo che è ora di partire senza tentennamenti. Sono le nove del mattino, tutti su in elicottero. Valery si prepara all’impresa, l’inferno lo aspetta con la mascella spalancata: il nostro eroe si getta nel vuoto a 3.300 metri di altitudine in direzione del cratere. Ad una velocità di 180 chilometri orari il suo corpo si dissolve nel banco di gas. Poi, dopo trenta secondi (che ci sembrano un’eternità) lo vediamo riapparire all’improvviso all’altezza dell’orlo di Mutnovsky. Noi ci portiamo a circa ottanta metri sopra la vetta, quel che basta per intravedere Valery sollevare le braccia al cielo dopo essere atterrato su una lingua di ghiaccio (l’unico approdo utile, sennò lo avrebbe accolto la terra bollente) a due passi dalla porta dell’inferno. Valery ha compiuto l’impresa estrema. Valery meglio di Icaro. Sì, l’uomo può volare.

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