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L’attore inglese Ross Kemp si infiltra tra le gang con più cadaveri nel curriculum. Per raccontare la parte sbagliata di Europa, Africa e Stati Uniti. 

di Ross Kemp - traduzione di Alberto Motta

Più di una volta mi è stato fatto notare che non c’è niente di cool o attraente nella vita da ghetto, da strada, da criminali. Ma quelli che me lo dicevano provenivano dal mondo della televisione di cui, peraltro, faccio parte. Di solito la mia risposta era che ci sono un sacco di ragazzi là fuori, vestiti con jeans larghi da carcerato, che avrebbero qualcosa da imparare dal mondo delle gang.
E poi c’è l’altra questione. Nonostante l’apprezzamento e la stima del pubblico televisivo inglese, non sono un’attore da soap opera. Ho bisogno di azione, di mettermi alla prova. Da queste riflessioni sono nati i miei reportage sulle bande criminali più violente del pianeta. Ho organizzato una piccola truppa televisiva d’assalto e mi sono infiltrato tra di loro, tra gli appartenenti alle gang. Ne è venuta fuori una serie per Discovery Channel. E un mio diario di viaggio su cui ho annotato a caldo sensazioni e riflessioni scritte con l’adrenalina. 

Los Angeles
Ho girato diversi documentari che parlano delle gang a Los Angeles, e posso dire che c’è un giro di denaro davvero imponente da quelle parti. Incontrare ogni volta Blood Hound (un membro del clan) è ormai diventato un vero piacere, come incontrare un amico di vecchia data. È praticamente diventato il mio responsabile di produzione, lì in California. E ogni volta, vederlo ancora vivo è un sollievo. Al nostro incontro più recente, ad esempio, era appena scampato ad un agguato. La band dei Latino gli aveva piazzato sotto la macchina una pipe bomb; una bomba artigianale molto di moda negli ultimi anni, in tutto il mondo. È facile da realizzare: prendi un tubo o una bottiglia, la riempi di chiodi e altre schifezze e fai saltare in aria praticamente qualunque cosa, dagli uffici alle automobili.
Durante la mia ultima visita alla Città degli Angeli, ho assistito al rituale di iniziazione alla gang di un bambino di 13 anni. Si chiama Noah ed è un ragazzetto splendido. Voleva entrare in una gang già da un po’ di tempo e non c’è stato modo per farlo desistere. È assurdo pensarlo, ma ora questo 13enne è a tutti gli effetti un ‘gangster’ e questo significa che le due alternative nel suo futuro saranno morire ammazzato oppure passare gran parte della vita in carcere. Mi è anche rimasto del tempo per incontrare Joker, in assoluto una delle 5 persone più pericolose della mia vita. Mi conforta sapere che è un amico. Prima di chiudere l’ultima puntata poi mi sono fatto un giro nelle prigioni di Los Angeles. Vi assicuro che è impressionante venire riconosciuti e salutati da amici nel braccio della morte.

Bulgaria
La Bulgaria è una nazione davvero splendida, ma politicamente ha qualche problemuccio. Ad esempio, ha una storia economica interessante: si stima che ogni anno in Inghilterra 200 milioni di sterline vengano rubati dagli zingari bulgari e portati nella madrepatria. E sto parlando solo di furti domestici e rapine per strada. L’altra cosa curiosa è la prostituzione. Tutte le prostitute con cui ho parlato hanno un sogno: battere nel Regno Unito anzichè a casa propria, per poter guadagnare di più. Dopo aver stretto amicizia con zingari di diverse etnie, siamo stati invitati ad un incontro con un re gitano ed altri personaggi di rilievo. Ci siamo trovati nel mezzo di un pranzo surreale, durato cinque ore.

BELIZE
Il Belize fu una colonia britannica; per dirla in termini pratici, noi inglesi li abbiamo invasi, gli abbiamo raso al suolo tutte le foreste di teak per fare legna e poi gli abbiamo ridato l’autonomia. C’è ancora una base militare inglese da quelle parti e viene utilizzata per le esercitazioni nella giungla. La cosa curiosa è che ai militari inglesi stanziati lì è vietato andare a Belize City, perchè è troppo pericolosa persino per loro. Il Belize è una nazione di piccole dimensioni con un sacco di droga e armi per le strade. È letteralmente infestata dalle gang. I commercianti di droga assoldano le gang per garantirsi consegne sicure delle loro merci e pagano la prestazione in armi e droga. Nel Belize, per la prima volta, mi fu regalata una granata a mano da un membro di una gang. Certe cose non si scordano. Della città di Belize ho riportato la testimonianza di una gang incredibilmente violenta, formata esclusivamente da killer. Un livello inaspettato, niente minacce o piccolezze del genere. Intendo dire gente che uccide anche 10, 15 persone, sparando ai bambini senza battere ciglio. Se tra la loro vittima e la loro arma si trova un bambino, prima sparano al bambino per sgombrare la visuale, e poi ammazzano il loro bersaglio. Questi killer si sentono grandi, grossi e duri ma non possono nemmeno attraversare la strada per andare a farsi una birra senza avere una guardia del corpo
al loro fianco. Si costruiscono attorno una vera e propria prigione a cielo aperto.
Sconvolgente.


Kenya
Amo il Kenia da sempre e l’ho amato anche durante la mia ultima spedizione. Purtroppo non ero lì per fare il turista, e questo mi ha portato a scoprire cose poco piacevoli. Il Kenia si percepisce come il leader indiscusso dell’industria, delle infrastrutture e del progresso africano, ma la verità è che anche lì regna una povertà sovrana. I Mungiki non sono una gang, sono un’organizzazione a tutti gli effetti, e per ciò che ho condiviso del loro mondo, li giustifico. La morte della moglie del leader dei Mungiki ha fatto esplodere una violenta rivolta, mentre mi trovavo in Kenia. Ci siamo trovai nel posto sbagliato al momento giusto. E questo ha fatto gioco alle nostre riprese video. Il documentario contiene in ugual misura paura e trepidazione, violenza, un sacco di armi e io che vengo invitato dalla polizia a tornarmene a casa il più presto possibile. Due delle persone che hanno collaborato alle riprese ora sono morte. Abbiamo un’idea di chi sia il colpevole ma non possiamo dirlo. Se vedrete la trasmissione, penso che potrete capirlo anche voi. Ci eravamo imbarcati in quest’avventura con grande serenità e buona disposizione d’animo. Appena atterrati siamo stati letteralmente investiti dalla rivolta. Non so nemmeno perchè, mentre cercavamo di metterci in salvo, sono uscito dalla macchina e mi sono avvicinato al corteo. Il nostro autista voleva solo allontanarsi dalla rivolta il prima possibile, non sapevamo chi fossero quelle persone armate di asce e pistole, ma qualcosa si impossessò di me e mi fece scendere dall’auto. Grazie a Dio la mia troupe mi ha seguito.
Tutti quei rifiuti umani mi resteranno in mente fino alla fine della mia vita. Quando una donna tiene sulle spalle il suo bambino e gli mette un barattolo di colla sotto al naso per farglielo sniffare… queste sono cose che ti resteranno dentro… la disperazione, l’inutilità. Penso sempre ad Alex, un bambino di 10 anni che ne dimostrava sì e no 5. Non si toglieva dalla faccia il barattolo di colla nemmeno mentre parlava.

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