Gangs of Hollywood
A Los Angeles, un’agenzia recluta ex galeotti come attori di film polizieschi. E dalla galera al grande schermo, il passo diventa davvero breve.
di Philipp Kohlhoefer - foto di Jonas Mohr/JME Photo
Cesar garcia tenta inutilmente di piangere chiuso al secondo piano di uno studio che affaccia su un boulevard hollywoodiano piuttosto trafficato. Sta al centro di una piccola stanza e oggi si è vestito con una cura del tutto particolare: “Questa camicia è nuova di zecca”. Le maniche lunghe nascondono i tatuaggi da guerriero che gli decorano le braccia: da un lato, Pancho Villa ed Emiliano Zapata, i rivoluzionari che hanno dato la loro vita per difendere l’onore del Messico. Sull’altro braccio, il ritratto del migliore amico morto per difendere l’onore del barrio, il quartiere. “Sono tutti soldati caduti in combattimento” dice Garcia. Che intanto mostra il simbolo atzeco della reincarnazione che campeggia sopra i ritratti dei combattenti, sulle spalle. “Piangere ti libererà ” gli ha detto il responsabile dell’agenzia che l’ha portato qui “Quando è stata l’ultima volta che hai pianto?”. Cesar Garcia non lo sa, non riesce a ricordarsene.
Casting selvaggio
Si limita a stare lì, in piedi in mezzo alla stanza tra due file di sedie un po’ scardinate sulle quali sono seduti altri sette uomini. La maggior parte è rasata a zero, il corpo coperto di tatuaggi a memento di una vita turbolenta: traffico di droga, furti d’auto, rapine. Alcuni sono stati feriti da proiettili, altri da coltellate.Tutti appartenevano a questa o quell’altra gang. Oggi, lavorano per Suspect Entertainment, un’agenzia che scrittura autentici (ex) gangster come comparse per le mega produzioni cinematografiche hollywoodiane. Gli “attori” della Suspect hanno già recitato in film come Training Day, Fast & Furious, S.W.A.T., Collateral e il serial tv The Shield. Sono comparsi nei video di Christina Aguilera, Justin Timberlake, Blink 182, 50 Cent e Cypress Hill, nelle pubblicità delle compagnie telefoniche, in quelle dei fast-food o di bibite famose. Le loro prove d’attore si limitano a ciò che sanno fare meglio: e cioè, essere un gangster. Perché tutti quelli che vogliono ricreare un’atmosfera il più vicina possibile alla vita di strada, si rivolgono all’agenzia Suspect.
Clichè latino
Il fondatore e presidente della Suspect è il 34enne messicano Manuel Jimenez: “So perfettamente che in un certo qual modo, l’agenzia reitera il clichè del messicano sporco e cattivo, ma in fin dei conti non sono qui per curare l’immagine dei miei clienti”, racconta. GiĂ , perchĂ© in fondo i ruoli da gangster non sono che i primi passi per un’agenzia che conta nel piĂą breve tempo possibile di cominciare a produrre dei film propri. “Il nostro obiettivo” prosegue Jimenez “è quello di cambiare la nostra immagine una volta superato questo primo stadio. Se ci riusciremo avremo fatto davvero qualcosa di buono”.T-shirt bianca, capellino da baseball e jeans oversize, il look di Jimenez è assolutamente identico a quello dei ragazzi che lavorano per lui. A sentire lui, la metĂ delle 400 gang che si muovono lungo le strade di Los Angeles hanno le proprie radici etniche in Messico e in Salvador: “Suspect siamo noi” dice. “Quello che recitiamo sul set è stata per anni la nostra realtĂ quotidiana”.
Nati a East L.A.
La soria di Manuel Jiminez comincia ad East Los Angeles o “Los” come la chiamano nel ghetto in cui è cresciuto. Da queste parti, ci si mette al riparo dalla realtà nascondendosi dietro ad alte griglie metalliche e l’inglese non viene praticamente utilizzato. Le case sono così grigie che il futuro non può che sembrare ineluttabilmente a tinte fosche. Pick-up traballanti vagano per strade che hanno perso il loro ottimismo ormai da tempo. “Se ti mancano il cibo e una famiglia, la possibilità di fare sport o ricevere un’educazione, le gang diventano tutto quello in cui credi” precisa Jimenez. “Se fin dalla nascita tutti i tuoi amici appartengono ad una gang, allora la gang diventa la tua sola scuola, la famiglia che ti offre un’educazione, l’unico sport che pratichi e il solo lavoro cui puoi ambire. Insomma, se come unico modello di vita hai dei gangster, allora il tuo destino è quello di diventare un malvivente”.
CredibilitĂ
Il successo della Suspect, che è nata nel 2003, è legato a doppio filo al passato del suo boss. Perché Manuel Jimenez sa perfettamente come soddisfare le richieste dei registi che si rivolgono a lui: che servano un cane o una macchina da gangster; degli uomini tatuati, marchiati a fuoco o sfigurati a vita, non è un problema. Jimenez sa come e dove trovarli. All’inizio l’agenzia si limitava a piazzare nei film semplici figuranti senza battute da recitare.Tutto quello di cui i ragazzi della Suspect si accontentavano era il numero di telefono della truccatrice, fumare uno spinello con l’assistente regista oppure bere un bicchiere con l’ingegnere del suono. Oggi, Jimenez fornisce esclusivamente attori cui sia assicurato almeno un dialogo. I membri della Suspect sono puntuali, motivati e conoscono a memoria le battute che dovranno recitare. E sono tanto educati quanto disciplinati. Chi non rispetta le regole, viene escluso e rispedito al mittente.
Addio alla strada
Mollare una gang non è semplice come smontare da un’auto. Di solito, i tuoi ex compagni tendono a fartela pagare cara. Manuel Jimenez ha corso il rischio. E ne è uscito sano e salvo. Per un po’ ha fatto il commesso. Poi, l’illuminazione: “Quel tipo di lavoro era frustrante” racconta “C’erano tante e tali gerarchie da rispettare che sembrava di stare ancora all’interno di una banda”. “Un giorno” prosegue Jiminez “ho sentito Quentin Tarantino dire in televisione che Hollywood era il posto ideale per far fruttare al massimo quello che eri nella vita; che a Hollywood, che incarna il futuro e non il passato, tu non hai niente da farti perdonare. Per un attimo ho pensato parlasse proprio di me”. “Non avrei mai pensato di arrivare così lontano” racconta. “Non avevo un piano preciso. Mi sono segnato il primo indirizzo di un’agenzia di casting e sono andato a bussare alla loro porta”. Così, dopo qualche tentativo, sono arrivati i primi ingaggi come comparsa.
Il gangster relatore
Ogni ragazzo della Suspect guadagna 750 dollari (poco meno di 600 euro) per ogni singolo giorno di riprese. L’agenzia si mette in tasca il 20 per cento del cachet. E se è vero che si guadagna meno di quanto non si farebbe con lo spaccio di droga, è altrettanto innegabile che recitare è un lavoro decisamente meno pericoloso: “Se tieni sempre bene a mente il tuo passato, i giorni in cui il fatto di essere sopravissuto o non essersi beccato un proiettile era un regalo, allora non c’è pericolo che tu torni a far parte di una gang” conclude Jimenez, che alla sua attività di boss della Suspect affianca anche quella di conferenziere nelle scuole pubbliche Californiane, da sempre territorio privilegiato di reclutamento dei gruppi criminali.Tanto privilegiato, che recentemente il sindacato degli insegnanti ha lanciato l’allarme: “Sempre più spesso i ragazzi parlano dei propri compagni di scuola al passato perché molti sono morti negli scontri tra bande. In una gang tu sei rispettato perché uccidi i tuoi nemici. Noi, spieghiamo che bisogna rispettare gli altri in quanto essere umani. E questo è un valore che in certi ambienti è tutt’altro che ovvio”. Per Manny Jimenez, il lavoro della Suspect Entertainment è la chiave migliore per arrivare più velocemente al cuore dei ragazzi: “Se mi accorgo che non stanno ascoltando quel che dico, comincio a raccontare loro di Denzel Washington o delle riprese con Vin Diesel. Così sono sicuro che mi stiano a sentire”.
traduzione Matteo Valle



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