Groove Revolution
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Groove Revolution

La rivoluzione musicale secondo i Groove Armada.
Il top duo dell’elettronica inglese definisce un accordo epocale con Bacardi destinato a fare scuola.
E dopo 10 anni di hit non hanno la minima voglia di smettere.

di Carlo Croci

Andy Cato e Tom Findley sembrano l’uno il contrario dell’altro. Gli opposti magneticamente attrattisi e coagulatisi undici anni fa in producer di musica house/trip-hop. Come hanno fatto a resistere insieme da allora appare un mistero: “forse essere amici da sempre e rispettarsi prendendosi pause aiuta molto”, taglia corto Andy. Da allora milioni di dischi, Grammy Awards, la nomea di band cool per il sottofondo di ogni cena sociale elegante e quella di performer tosti per merito di live set in cui detonano una potenza devastante. Il controcanto perfetto all’aurea fighetta-sfigata su cui hanno da sempre giocato: “siamo sempre stati noi stessi. Non ci è mai fregato molto di sembrare più cool. Quello è sempre stato un problema degli altri”. Di quelli che ascoltano la loro musica? La domanda rimane inevasa. Non se la pongono nemmeno. Il pensiero dei due è rivolto piuttosto a sconvolgere costantemente il sistema musica.

Tom, come siete arrivati a un accordo con Bacardi di questo tipo: live set e nuove produzioni musicali che verranno veicolate attraverso il brand del pipistrello secondo canali di distribuzione non tradizionali?
Non credo ci sia mai stato niente di tutto questo nel mondo della musica. Perlomeno in quello dell’elettronica. Dopo 10 anni di discografia tradizionale eravamo totalmente delusi e insoddisfatti dal modo in cui l’industria tratta gli artisti. Ora con questo accordo pensiamo di aver raggiunto la massima libertà di espressione.

Andy, come è cambiato il mondo del clubbing da quando avete iniziato?
Oggi c’è la sensazione di vivere in una scena globale. O forse, per assurdo, a causa di questo, di non far parte affatto di una scena con delle radici vere. Ci sono piuttosto tanti artisti che fanno il loro, senza preoccuparsi di appartenere a una scena precisa. Non vedo più fenomeni come il Northern Soul club scene o la Madchester della Manchester dei primi anni Ottanta.

C’è qualcuno che oggi andreste a vedere suonare persino pagando?
Un nome su tutti? I Justice. Sono davvero tosti, hanno preso un po’ da tutti i genere per costruire un set eccezionale.

Tom, la première dei vostri concerti live è stata Miami, per il primo B-Live del 2008: un set molto rock e suonato. Vi state spostando in quella direzione?
Da sempre abbiamo cercato di innestare anche elementi tipici del rock nei nostri live set. Questo ci permette di essere piĂą naturali, di creare una dimensione piĂą vicina al pubblico. In questo tour sicuramente accentueremo quella dimensione.

Andy, un brano per iniziare a conoscere i Groove Armada?
Dura. Quasi sempre quelli che rappresentano qualcosa per l’artista non dicono molto alla gente. Non so, forse My Friend. Il brano che ci ha fatto pensare: hey, forse possiamo fare musica per vivere.

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