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Jacko Apocrifo
Jacko Apocrifo

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Esclusivo. Abbiamo trovato il diario inedito che Michael Jackson avrebbe scritto. Ce n’è per tutti. 

di Gabriele Ferraresi

Los Angeles, Holmby Hills – Carolwood Drive, 24 giugno 2009.
  Li ho amati, li amavo in un modo semplice. Ho provato solo a restituirgli quell’amore che non avevo avuto. Anche solo a stringerli, dormire con loro (…) come non sono stato stretto io. Li ho amati in quella maniera testarda, incomprensibile; ora Prince Michael, Paris e Prince Michael II sono l’unica luce, la felicità che spazza via l’odio e ricostruisce la speranza (…) Vivono in un mondo malvagio (omissis, illeggibile, ndr) amare spero per loro sia sempre la maniera più semplice di vivere. Anche con i processi, le accuse, le assoluzioni. Dove il mondo riuscisse a prendere tanta cattiveria contro di me… Mi chiamavano pedofilo, mi hanno chiamato mostro, wacko jacko1. Pronti a parlare, senza fermarsi ad ascoltare, senza mai, soprattutto - la cosa più dolorosa per me - senza mai cercare di ricordare. Ho cercato per anni di cancellare quelle bugie che correvano veloci. Le menzogne corrono come centometristi, la verità, sembra più il concorrente di una maratona. Col tempo, la verità è passata, ma era coperta dal guano che mi avevano buttato addosso gli stessi esseri umani che mi avevano fatto salire sul gradino più alto del mondo, solo pochi anni prima. Il gradino più alto del mondo, sul quale ero un Re, il Re.
  Non dimenticherò mai quando a Disneyland una bambina era caduta a terra piangendo. Io sono solo un piccolo principe, forse. Tutto questo odio che mi circondava era un insulto alla mia volontà di lasciare una speranza a chi non ne aveva mai avute, un sogno, per chi non aveva mai potuto sentire il calore di una casa, di una famiglia, di un padre che gli volesse bene (omissis, illeggibile, ndr) tengo a specificare, che, come annotato nel testamento depositato presso omissis2 mio padre non deve in alcun modo essere il beneficiario dei miei beni (ed infatti il padre ne sarà escluso: nel testamento – compilato nel 2002 - la custodia dei figli, il bene più prezioso, verrà affidata alla madre biologica e alla diva soul funk Diana Ross, mentre la parte economica verrà affidata ai legali John Branca e John McClain, ndr). Ho dolori ovunque in questi giorni. Le prove del tour sono molto stancanti, piango, non ho le forze che avevo solo l’anno scorso. Ho solo la mia musica e nient’altro, cosa resta se scompare anche lei? Mi resta lei e i miei figli, prendermi cura di loro, è un piacere che non riuscirò mai a far capire a nessuno. Non hanno il mio sangue nelle vene, li amo, eppure (…) quando ridono, sono meravigliosi, piccoli, dolci, innocenti bambini. La purezza, la loro innocenza; andrebbe clonata.

Milano, 18 giugno 1997 (data del concerto allo Stadio Meazza per l’History World Tour, ndr).
  Non riesco a concentrarmi, sento la testa vuota. Solo pochi mesi fa era diverso. Fino a pochi mesi fa mi sentivo diverso. Ho dolori sempre più intensi. Il dolore è molto più forte, devo decidermi a (omissis, illeggibile, ndr)3. Il tour continua da un anno e mezzo, il pubblico è la mia consolazione: il loro amore è l’unico che mi risolleva. Possibile mi amino ancora? Sento che dal loro animo esce un calore che è l’unico a farmi stare come un tempo. C’è troppa rabbia in questo mondo, troppo odio, io non riesco a sopportarlo, solo la musica ricostruisce la mia forza, nonostante il Male. Avrò poco tempo per riposarmi in Svizzera - prima della tappa di Losanna - ho paura di quella sensazione di debolezza che avevo sentito a Colonia durante (omissis, prosegue alcune righe con scarabocchi illeggibili, ndr). Vorrei vivere in una Terra senza sofferenze, dove la speranza possa guidarci per un nuovo futuro. Io e D. continuiamo a essere l’operazione pianificata per tranquillizzare il pubblico4: lei vive nella sua casa. Ho come la sensazione che nel pubblico ci siano milioni di persone cui non importa nulla di tutto questo, e altrettante che non attendano altro che vedermi crollare. Non è ancora il momento per cadere, devo farlo per l’altra metà del pubblico.

Luogo non specificato, 16 maggio 1984.
  Ho provato i nuovi costumi di omissis, sono davvero deluso. Molto meglio quanto aveva disegnato Deborah5, ma la nostra collaborazione forse finirà. Gli abiti di ieri hanno fatto un certo effetto. I Reagan6 sono una coppia gentilissima (descrive per alcune righe la cerimonia alla Casa Bianca, ndr). Lui aveva un odore che non dimenticherò mai, dolce. Un uomo vero, un gentiluomo di un’altra epoca (…) Non ho tempo di curare come vorrei le ustioni sul collo, i capelli non ricresceranno mai più, almeno secondo i medici che mi hanno visitato finora. Sono continuamente in mano a persone di cui non capisco se fidarmi o meno. Sono stato contattato da Warhol, vorrebbe farmi un ritratto, credo accetterò. Ho parlato al telefono con una certa Pat7 e anche una decina di minuti con lui di persona. L’ho sentito molto vicino a me. Parla così piano, ha una voce davvero simile alla mia. Dopo il ricevimento dai Reagan ho pensato tutto il giorno che avevo toccato con la mia mano l’uomo più potente del pianeta. In certi momenti sono credo di sentirmi anch’io come quell’uomo: è una sensazione fantastica la mia vita, solo che non lo è sempre come vorrei. Matt mi ha fatto notare un problema visuale da tenere nascosto, e che deve restare tale. Anche se adoro le telecamere, dovrei starne lontano, prima o poi noteranno quel problema. Non potrò nasconderlo a lungo, ma per ora la situazione è ok. Il tour con i miei fratelli invece è insopportabile. Non siamo mai stati una famiglia, non lo saremo mai. Odio loro e mio padre, ma non riesco a eliminarlo (…) a togliere le sue energie negative da me, le porterò dentro sempre, fino alla fine.

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