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L’amore a tema
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L’amore a tema

Ce ne sono tanti e per tutti i gusti. Sono i love hotel, alberghi a ore in cui i giapponesi cercano un po’ di intimità.

testo di Luca Arnaù • foto di Misty Keasler

Dura la vita per chi cerca intimità in una metropoli di 35 milioni di abitanti, dove la densità di popolazione tocca punte di 30mila persone stipate in un chilometro quadrato e appartamenti che, in centro, arrivano a costare 36mila euro al metro quadrato. Il risultato è scontato: poco spazio, sovraffollato. E se poi la famiglia si allarga il guaio si fa serio. Morale della favola, oltre il 60 per cento delle coppie secondo uno studio della prestigiosa Tōkyō Teikoku Daigaku (l’università imperiale), non fanno sesso tra le pareti domestiche. E qui sta il dramma, anche perché il Giappone è un paese ad alta temperatura erotica: tutto merito (o colpa secondo i punti di vista), della religione. Lo shintoismo non prevede comandamenti tipo “non commettere atti impuri”, anzi, invita caldamente a trovare il paradiso attraverso il piacere, di qualsiasi tipo esso sia. Anche l’omosessualità da queste parti non genera sensi di colpa. L’industria del porno (che da queste parti si chiama Shasei Shangyo, termine che potrebbe essere tradotto come il “business dell’eiaculazione”) muove miliardi di yen, dando lavoro a oltre due milioni tra ragazze, ragazzi e trans. Solo a Tokyo si contano 200mila club dove si può trovare di tutto.

Sesso matto. O no?
D’altra parte i giapponesi sono imbattibili nel campo del feticismo: basta pensare ai manga, i cartoni animati erotici, i ristoranti dove si mangia il sushi usando come tavolo un corpo femminile nudo e ai negozi specializzati nella vendita di biancheria intima femminile usata e messa sottovuoto. Tutto sembra essere permesso. Almeno sulla carta. Anche se quello che salta all’occhio per l’europeo curiosone è l’ipocrisia di facciata di un sesso libero che così libero poi non è. Un esempio su tutti è la pornografia: si trovano migliaia di titoli porno nelle videoteche, ma poi l’atto sessuale in sé è censurato con un ridicolo effetto mosaico. Con il risultato che le scene più esplicite di un film porno si riducono sullo schermo a una grossa macchia di pixel in cui è impossibile distinguere qualcosa.
Ma il vero campo di battaglia dove i figli del Sol Levante sfogano tutte le loro fantasie più segrete sono i Love Hotel, i famosi alberghi a ore con le loro camere a tema. Completamente automatici, a prova di privacy, aperti 24 su 24. Basta una carta di credito: si paga direttamente in camera e il gioco è fatto.

Hello Kitty o Jeeg Robot?
E via con la fantasia: pirati e corsari, indiani e cowboy, robot e alieni, seguaci di De Sade, schiavi e cameriere in crinolina. Persino cartoni animati. Basta un click sulla tastiera digitale e si affitta il costume giusto, come in un sexy shop: infermierina e paziente? Professoressa e scolaro? L’unico limite è la fantasia. Per non parlare dei distributori automatici che, nella hall o nelle singole camere (nei rabu hoteru, come li chiamano da queste parti,  piĂą “à la page”) sfornano accessori per giochini erotici, bibite calde e fredde e persino menĂą a tema con la camera (così i pirati mangiano zuppa di pesce e i cowboy fagioli e pancetta. Resta qualche dubbio sul menĂą della stanza sadomaso, ma forse, da quelle parti, si deve fare la fame per immedesimarsi nel ruolo). E in un cocktail incredibile di Hello Kitty, frustini e catene, Jeeg Robot d’acciaio e look in lattice, Doraemon e pornofilm cristallizzati, il love hotel diventa il luogo dove trovare quell’intimitĂ  negata, alla faccia di gite e vacanze aziendali che sanno tanto di Fantozzi in versione estremo Oriente. Il 70 per cento dei frequentatori di questi love hotel sono coppie giĂ  rodate (marito e moglie, fidanzati e amanti), il 30 per cento coppie estemporanee (prostitute, scambisti, colleghi di lavoro travolti da impellente passione).  A metĂ  tra giochi di ruolo e motel, quindi, i rabu hoteru di Tokyo e dintorni sono diventati uno sport nazionale, studiati dai sociologhi come valvola di sfogo di una societĂ  iper affollata e poco propensa alla privacy. Niente di sordido, giurano da quelle parti, anche se il dubbio che a lungo andare la cosa diventi un po’ noiosa sfiora la certezza. D’altra parte, anche i parchi giochi piĂą attrezzati e divertenti del mondo, alla lunga, stufano…

Commenti

alessandra
da alessandra il 27/02/2010

io so che i giappo adorano farsi portare in giro dalle scolarette… e poi ci sn anche locali con le cameriere e “accompagnatrici” vestite in costume di sailor moon e affini…

R
da R il 10/12/2009

Tra qualche mese li andrò a provare di persona lì in Giappone :P
Non vedo l’ora! ;)

Fede-rico
da Fede-rico il 16/04/2009

Invertiamo i ruoli, di solito loro copiano tutto dagli occidentali, per questa volta capovolgiamo i ruoli.

Subito una catena alberghiera a tema in Italia…......

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