Max Laudadio - Inviato speciale
A Striscia lo vediamo alle prese con truffatori piccoli e grandi.
Ma fa anche radio, recita, dirige, scrive canzoni…
di Lorenzo Franculli - foto di Michele D’IncÃ
Lavora in radio, in tv, a teatro. Scrive canzoni e musical. Ha fondato una sua scuola di canto (la S.A. Canto e Musica), una scuola di recitazione (gestita da Gianni Cinelli di Zelig), un laboratorio teatrale (Ridinblu) e anche uno studio di produzione, di post-produzione e di grafica. Max Laudadio, 37 anni, non è solo il giustiziere di Striscia la notizia. Vuole andare lontano, ma senza resettare le sue origini (madre panettiera e padre rappresentante). Lo abbiamo incontrato nella sede di quella che lui chiama “una cooperativa di lavoro†e che porta il nome di sua figlia (Bianca produzioni) a Milano.
Spazi da Striscia alla conduzione di una trasmissione a Radio 101, dal teatro alla musica.
Ma che lavoro fai?
Intanto, non sono un giornalista né per qualifica né per desiderio di esserlo. Striscia fa una parodia del giornalismo di oggi. Certo, i telespettatori mi vedono come un inviato d’assalto.
Invece?
Mi piacerebbe essere considerato un artista. Completo. In tutti i sensi.
C’è chi accusa Striscia di colpire solo i “pesci piccoli†e non i veri potenti.
Io ho la certezza che non sia così. Conosco bene la mentalità di Ricci e di Lorenzo Beccati (il co-autore, ndr). Non guardano se sei di Mediaset o Rai, se sei un politico di destra o sinistra. Loro ricercano la notizia. Abbiamo picchiato duro sulla sanità italiana, sulla Parmalat, sulla scalata Unipol. Se non sono questi i poteri forti, allora…
Il servizio di cui sei più orgoglioso?
La truffa di “Banferâ€, quella di Massimo Albano, il signore dei braccialetti.Aveva dei testimonial d’eccezione: Valentino Rossi, Max Biaggi, le Iene, Michelle Hunziker che in buona fede avevano sposato il suo progetto di fare beneficenza vendendo braccialetti. È stato bravo ed è riuscito a farsi dare centinaia di migliaia di euro. Ma quando toccano la beneficenza io m’incazzo.
E quello più divertente?
In assoluto la sassaiola di Borgo Panigale. Ero di ritorno da un servizio e mi sono fermato a bere un caffè all’autogrill. A un certo punto mi ferma il classico napoletano che in dialetto mi chiede di comprare un telefonino. Io mi metto la telecamerina nascosta e chiamo l’operatore. Conoscevo la tecnica del pacco. Sapevo che dietro a lui c’è sempre un complice che scambia le scatole e in questo caso era il figlio. Li ho smascherati.
Loro non l’hanno presa bene e hanno iniziato a insultarmi in napoletano e a tirare fuori bastoni e lanciare sassi alla macchina. La cosa buffa è che la macchina non era aziendale ma del mio operatore, che voleva picchiarli. Ho dovuto fare da paciere. Eccezionale.
Il più commovente?
La storia di una bambina di sei anni con gravi problemi fisici costretta a utilizzare un respiratore artificiale. La mamma mi ha chiamato disperata perché la ditta che le forniva i tubi della macchina non glieli consegnava più da oltre un mese. E lei avrebbe dovuto cambiarli tutti i giorni. Così era costretta a lasciare la figlia staccata dalla macchina per 7-8 ore al giorno con il rischio che avesse un blocco cardiaco. Sono andato alla Asl e dall’assessore del suo comune facendo fare loro una figuraccia. Nel giro di un’ora i problemi che loro ritenevano “burocratici†erano risolti.
Prima dicevi quanto sia importante per te la beneficenza. Sei impegnato su questo fronte?
Sono testimonial di un progetto portato avanti da Avis e Amref per la costruzione di una scuola in Uganda. Ho scritto una canzone, Io credo, poi arrangiata da Saturnino e realizzata con l’orchestra diretta da Bruno Santori. Non chiediamo soldi alle persone, basterà ascoltare la canzone per contribuire. Io devolverò in beneficenza tutti i diritti d’autore, la principale fonte di entrate. Chiediamo solo l’appoggio dei media. Il disco, infine, potrà essere acquistato nei negozi e su internet con un’offerta libera.

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