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Peripezie olimpiche
Peripezie olimpiche

Peripezie olimpiche

Dalle Comiche di Charlie Chaplin al record del mondo di Michael Johnson. Tutto il peggio olimpico in sette mosse.

di Giuseppe Pastore - foto Guido Clerici

Maratone in stivali da cowboy, record olimpici femminili ma non troppo, gare di tiro al cervo corrente e nuoto subacqueo nella marcescente Senna. Il meglio (e il peggio) dell’atletica a cinque cerchi.

1900
Durante i Giochi di Parigi 1900 si gareggiò in discipline che noi umani del ventunesimo secolo non potremmo immaginarci: i concorsi del tiro al piccione vivo e il tiro al cervo corrente furono due ottime occasioni per simpatiche carneficine degli animali che popolavano il Bois de Boulogne. Tra le gare di nuoto, disputate nelle acque putride e gelide della Senna (che obbligarono gli atleti a nuotare vestiti da capo a piedi), si distinsero per idiozia i 60 metri subacquei (in cui gli atleti ricevevano due punti per ogni metro nuotato sott’acqua e un punto per ogni secondo trascorso sotto la superficie) e soprattutto i 200 metri a ostacoli (in cui gli atleti dovevano prima arrampicarsi su un’asta, poi superare un ponte di barche e infine nuotare sotto un’altra fila di imbarcazioni).

1904
Il postino cubano Felix Carvajal si è iscritto alla maratona di St. Louis 1904 senz’averne mai corsa una prima; tuttavia, è sicuro di vincere. Grazie a una colletta dei suoi concittadini riesce a imbarcarsi per St. Louis, ma giunto in Missouri dilapida tutto perdendo ai dadi. Una nuova colletta gli procura i soldi per comprarsi l’equipaggiamento da gara, ma Carvajal non è molto pratico di atletica: è così che acquista un completo da cowboy e con quello addosso si presenta al via della maratona. Il caldo atroce lo convince a spogliarsi lungo il percorso, rimanendo in pantaloncini e stivali; finché, ormai prossimo alla prima posizione, commette l’errore di mangiare due mele acerbe e cade vittima di violente coliche che lo relegano in quarta piazza, ai piedi del podio.

1932
Stanislava Walasiewicz, polacca di passaporto americano, vince la medaglia d’oro nei 100 metri femminili a Los Angeles 1932 in 11”9, record del mondo. Il 4 dicembre 1980 ha 69 anni e si trova nel parcheggio di un supermercato di Cleveland mentre è in corso una rapina: viene accidentalmente raggiunta da un proiettile all’addome, e muore. Nel suo corpo l’autopsia accerterà la presenza di “un guazzabuglio di sessi”, tra cui anche genitali maschili. Le poche foto disponibili su Internet rivelano un’incredibile somiglianza con l’ex calciatore Roberto Muzzi.

1968
Se in Cina guardano con preoccupazione a eventuali manifestazioni di dissenso pro-Tibet in mondovisione da parte degli atleti, nessuno si aspettava le teste abbassate e i pugni guantati di nero levati al cielo dagli americani Tommie Smith e John Carlos dopo essere arrivati primo e secondo nei 200 metri di Città del Messico 1968. “Siamo stufi di essere trattati come cani da corsa in pista e carne da cannone in Vietnam”, dice Smith, “ho alzato il pugno e ho pensato: ora mi uccidono”. Gli USA li cacceranno dalla nazionale, ma che importa: il sasso è stato lanciato, e quarant’anni dopo un nero potrebbe diventare il presidente della loro nazione.

1972
Da che mondo è mondo, i 100 metri olimpici hanno sempre avuto i soliti dominatori: gli americani. É così anche a Monaco 1972, dove gli Usa si presentano con i due primatisti del mondo Eddie Hart e Ray Robinson (entrambi in 9”9) e con un terzo atleta da finale, Robert Taylor. Alle ore 16 del 31 agosto Hart, Robinson e Taylor sono sdraiati sui rispettivi letti delle loro camere nel villaggio olimpico, aspettando di sbrigare due ore dopo la formalità delle batterie dei quarti di finale; nell’attesa, guardano le Olimpiadi in tv. Quale non è la loro sorpresa quando si accorgono improvvisamente che stanno per iniziare proprio quelle batterie che, nei loro programmi, sono previste per le 18. Colpa del loro coach Stan Wright, che ha stilato la tabella di marcia per le gare basandosi su un opuscolo vecchio di due mesi. I tre si scapicollano allo stadio ma solo Taylor riesce a correre, e a qualificarsi senza riscaldamento; sarà medaglia d’argento dietro il bionico sovietico Borzov. I due migliori al mondo, invece, torneranno in camera a guardarsi la finale in tv.

1992
Con quattordici anni d’anticipo anche la pallanuoto ha avuto la sua Italia-Germania 2-0. ll 9 agosto 1992 succede una delle più belle imprese della storia recente dello sport italiano: a Barcellona, nella piscina olimpica del Picornell, al cospetto di re Juan Carlos, Italia-Spagna 9-8 dopo sei (!) tempi supplementari. Pomeriggio indimenticabile per i fortunati spettatori, in un parossistico crescendo di sofferenza, fischi arbitrali a casaccio, pali ed espulsioni. L’urlo finale è quello di Ferdinando Gandolfi, che a 32 secondi dalla fine riceve da Ferretti e dall’angolo incenerisce il portiere iberico Rollan. L’ultimo attacco spagnolo è affidato a Oca: traversa. E parte il delirio.

1996
La notte del 1° agosto 1996 l’uomo scoprì di poter correre nel Futuro. Anzi, un uomo: Michael Johnson da Dallas, con le sue scarpette dorate e la sua progressione impettita, urlò al mondo che sì, divorarsi mezzo giro di pista in gomma e poliuretano in così poco tempo - correndo perdipiù gli ultimi 100 metri in 9 secondi e 20 centesimi, a 37 km/h - era magnificamente possibile. Tra cinquant’anni tutti i duecentisti del pianeta dovranno ancora fare i conti col suo mostruoso 19”32.

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