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RedBull Cliff Diving 2009: tre giorni di tuffi mozzafiato, parties alla taurina, sole in un’accogliente Polignano a Mare. Ricordo di un’estate.

di Alberto Motta - foto di Damiano Levati

Polignano a Mare, Bari, Puglia, 25 luglio. È il secondo giorno dei quattro organizzati da Redbull per la tappa italiana del contest internazionale di cliff diving, gara di tuffi acrobatici da altezze estreme (26 metri). Redbull è ormai veterana di manifestazioni agonistiche del genere, una sorta di all-in le cui costanti sono la componente sportiva estrema (tragicamente) snobbata dalla Gazzetta del Calcio, ops, la Gazzetta dello Sport, la condivisione e partecipazione di locals, addetti ai lavori e curiosi attraverso workshop che vedono impegnati gli stessi atleti successivamente in gara, e ovviamente litri di Red Bull a disposizione dei partecipanti per reggere i ritmi dell’evento. Già perché atleti, giornalisti, tecnici, giurati e pubblico ci tengono a stare nei paraggi il più a lungo possibile e godersi l’unicità della manifestazione. Rinunciando a qualche fondamentale ora di sonno.
Per la cronaca, è il secondo giorno in corso d’opera e mancano ancora 2 giorni prima della gara quindi panta rei in relativo sciallo, i tempi dei media schedule sono dilatati vari eventuali e si vive tutti una bolla di relativa calma che corrobora dalla trasferta aerea e dalle interviste appena terminate. Interviste per noi di Maxim significa parlare con la bella e monella Anna Bader, tuffatrice tra le più amate nel circuito cliff diving. Presente nella prima giornata come madrina del contest del 2009, la 25enne tedesca dal sorriso irresistibile ha profuso disponibilità e carineria posando per il servizio fotografico esclusivo che troverete nella gallery di Maxim. Ma ecco un sunto della chiacchierata – passeggiata – shooting con Anna.

Anna raccontaci qualcosa di te. Ho cercato un po’ di informazioni sulla tua attività negli ultimi anni ma tutti i siti sono in tedesco. Ho fatto un po’ di fatica.
Non hai dato un’occhiata al mio sito?

Sì, ma, appunto, era tutto in tedesco.
Ti bastava schiacciare il tastino con scritto english version sai?

Quindi racconta.
Vivo in una città vicino a Francoforte dove studio Inglese e Spagnolo e mi alleno per i tuffi. Lì c’è una piscina, purtroppo con un trampolino da 3 metri o poco più, c’è il mio allenatore, il mio fidanzato… soprattutto, c’è un fiume fantastico, uno dei miei posti preferiti, soprattutto d’estate, e poi c’è la mia famiglia.

Ti interrompo. Come hai fatto a ferirti sulla coscia sinistra?
Il fiume, appunto. Io e mia sorella abbiamo preso un materassino gonfiabile e ci siamo lanciate nelle rapide. Ogni tanto le rocce avevano la meglio sulla nostra capacità di navigazione.

Chissà se la paura ha paura di Anna Bader, visto che il contrario non potrebbe sussistere per questa dolce ragazza di 25 anni che si tuffa senza protezione da oltre 20 metri d’altezza – praticamente un palazzo di 6 piani –, si lancia tra le rapide di un fiume per passare il pomeriggio, e mentre chiacchiera amabilmente tra le rocce della Puglia si arrampica in freeclimbing come fosse la cosa più naturale al mondo.

Anna, tu e la paura?
Sempre vicine. E non sono l’unica. Chiedilo anche al mio amico Orlando Duque, (il colombiano 9 volte campione del mondo di cliff diving). Ne abbiamo parlato un sacco di volte: avere paura di gettarsi nel vuoto da oltre 20 metri diventa una questione di rispetto, è la tua unica difesa. Lo strumento che ti permette di calcolare con precisione le traiettorie, scegliere il miglior impatto con l’acqua, evitare errori fatali.

A proposito di impatto con l’acqua, ho visto che c’è sempre una sorta di annaffiatoio che ‘bagna l’acqua’ nel punto in cui impattate. A cosa serve?
Serve per farti percepire con precisione la distanza dal punto zero. In casi di mare troppo calmo rischieresti di prendere male le misure.

Quindi paura sì, dolore invece?
Pure quello va messo in conto. Ma si cerca di non pensarci. Spesso non so nemmeno da che altezza mi sto gettando, né quale sarà la velocità d’impatto con l’acqua. E poi è strano… è una percezione variabile, il dolore. Per me se l’acqua ha una temperatura più alta è meno dolorosa. Non so se ci sia una ragione tecnica plausibile per questo. E l’altra cosa strana è che non si va più sotto di due metri, prima di iniziare a risalire. Strano, no?

Nel frattempo la passeggiata ci porta lontano dai precipizi marittimi e ci addentriamo nel paese. Anna posa per altro su una Vespa regalando un effetto Tinto Brass che – giuro – non era nelle mie intenzioni, e poco dopo incontra una canuta vecchierella locale che la riconosce e mi costringe a una traduzione incrociata dal pugliese pre-cristiano all’italiano all’inglese e viceversa.
- Ma tu sei quella dell’anno scorso. Madonna, quanto sei diventata bella, sei cresciuta. E ti tuffi? Oggi? Io purtroppo da qui non vedo il trampolino…
- allora venga a vedere la gara domani
- eeeh, magari, non posso, di pomeriggio fa caldo e io ho 82 anni, devo stare all’ombra ché c’ho pure il bypass
- capisco. Penso che quando avrò 82 anni anch’io starò tranquilla.
- ma quanto siete belli voi giovani di oggi. Ai miei tempi non potevamo andare in giro scoperti come voi, e poi non potevamo passeggiare insieme ai ragazzi, come fai tu ora. Loro chi sono? (riferendosi a me e al fotografo) sono i tuoi ragazzi?
- No signora, loro sono qui per lavorare. E comunque penso che non potevate passeggiare al fianco di un ragazzo, ma poi quando nessuno vedeva…
Salutiamo e ci dirigiamo verso l’albergo.

Anna, un’ultima domanda: come mai il cliff diving?
Mia madre era una sportiva, quindi già nella nostra infanzia ci prendeva tutti e quattro, me e i miei fratelli, e ci buttava in piscina. Non ho mai avuto paura dell’acqua. Ho cominciato ad appassionarmi ai tuffi, poi mi sono innamorata delle arrampicate e un po’ per volta ho cominciato ad arrampicarmi sempre più in alto e a tuffarmi con sempre maggiore incoscienza. Il clima, la tensione, le rivalità del nuoto olimpico d’altra parte non mi hanno mai attratto. Qui tutti gli atleti sono amici, ci sosteniamo, ci alleniamo insieme… però ricordo ancora con gioia che 15 anni fa conobbi Tania Cagnotto, durante una gara di tuffi in Europa. Già allora era molto brava, è sempre stata una delle mie preferite. E ora ha conquistato l’argento a Roma. Bello, no?

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