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Coldplay, sempre più in alto…
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Coldplay, sempre più in alto…

La band di Chris Martin punta al capolavoro. Un obiettivo difficile da centrare.

di Paolo Giovanazzi

Di sicuro, i Coldplay non mancano di ambizione. Dopo tre album molto fortunati, avrebbero potuto tirare i remi in barca e scivolare sull’onda del successo già conquistato. Invece, hanno deciso di puntare a registrare l’album della svolta, quello buono per entrare nel ristretto numero dei grandissimi. Quindi, basta con i motivi accattivanti di pianoforte, avanti con gli esperimenti sotto la guida esperta di Brian Eno per presentarsi al mondo come band in grado di reggere qualsiasi paragone impegnativo. Il leader Chris Martin la butta sul poetico: “La scintilla per quest’album è stata innescata dal desiderio di uscire da un mondo in bianco e nero per entrare in uno a colori”. In termini pratici, questo ha significato pescare idee da una grande quantità di musicisti diversi. A detta di Martin,  gli ascolti della band hanno spaziato dai Rammstein a George Gershwin. Le coordinate fondamentali erano: non porsi limiti e fare un album che durasse meno di un episodio di CSI. Risultato: il nuovo Viva la Vida or Death and All His Friends.

Ci provano. Pure troppo…
Dato atto alla band di averci provato e a Chris Martin di fornire una buona prova da frontman, è difficile gridare al capolavoro. L’impressione è quella di un album troppo ambizioso, dove i brani sembrano spesso tentativi di pigiare due o tre canzoni diverse in una sola, con il fantasma degli U2 ben visibile in molte parti di chitarra. Un pezzo come Viva la Vida emerge sul resto, ma spesso la band sembra accontentarsi di infilare traiettorie inattese, anche se ciò non rende un buon servizio al risultato finale. Succede così che Death and All His Friends cominci in punta di piedi e poi diventi un tentativo di rock da stadio, che Lovers in Japan tenti la carta dei riferimenti orientali senza grande successo, che sbuchi un intermezzo inutile come Chinese Sleep Chant. Detto questo, l’album ha i suoi momenti buoni e c’è in giro di molto peggio. Ma è sufficiente mirare in alto per essere grandi?

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