La donna lupo
Sesso improbabile e incontri reali…
COME PROMESSO SU MAXIM DI APRILE, IL SEGUITO DEL RACCONTO TRATTO DAL LIBRO “ZONE RIGIDE”, MONDADORI
di Alessandro Cattelan
(...) “Accomodati” la invito mentre le passo accanto per mettere un po’ di musica. Accendo lo stereo come se non sapessi nemmeno cosa stessimo per ascoltare. Parte The Madcap Laughs di Syd Barrett. Anche questo era stato programmato con discreto anticipo. Anche questo era una sicurezza. Insomma te la faccio breve. Ci sediamo e aspetto che sia lei a tirare in ballo la telecamera. Ci mette un po’, ma quando me lo chiede la azzanno alla giugulare manco fossi un pitbull a dieta da un anno. Meno di quindici secondi dopo, aveva già infilato le mani nelle mie mutande. A quel punto la telecamera era già lì e non ho dovuto nemmeno chiedere, è bastato un cenno d’intesa con lo sguardo prontamente ricambiato dalla porno cassiera. Non mi sembrava vero. Lei era inginocchiata e mentre mi baciava mi fissava dritto negli occhi. In maniera anche imbarazzante, dopo un po’. Facevo fatica a decifrare i suoi sguardi. Andava bene? Voleva qualcosa? Voleva che le dicessi qualcosa? Non nascondo di essere stato un po’ a disagio. Abbiamo fatto l’amore per una mezz’ora buona anche perché oltre ad aver disposto ad arte arredamento, colonna sonora e telecamera, prima di uscire mi ero fatto anche una pippa veloce. Non potevo certo rischiare di fare la conigliatina al mio esordio sul grande schermo.
“Non farlo vedere a nessuno eh…” mi chiede con ritrovato pudore.
“io? Ma va… per chi mi hai preso…” e già mi immaginavo la proiezione in un cinema multisala con tutti i miei amici che sui titoli di coda si alzavano ad applaudire e i miei genitori commossi in prima fila di fianco a me. A pensarci ora, l’immagine di mia madre che si commuove per una fellatio da cineteca è abbastanza disgustosa.
“lo tengo solo per me… magari lo cancello addirittura… è che mi piacerebbe vederlo ogni tanto per ricordarmi questa serata…”
Buona la prima. Lei si riveste e io non vedo l’ora che se ne vada per potermi rivedere all’azione. Enfatizzo la mia stanchezza e quanto sarà pesante la giornata di domani. Le chiamo un taxi e l’accompagno sottocasa ad aspettarlo. Mi sembra di essermi comportato bene no? Salgo le scale quattro a quattro come un bambino che torna affamato da scuola e sa che sua mamma ha preparato le patatine fritte con il pollo arrosto. Mi siedo sul divano, comodo, davanti al televisore e collego il cavetto della telecamera alla presa scart. Tutto è pronto. Accendo. L’orrore. Una delle visioni più disgustose della mia vita. Niente in confronto ai film porno che sono abituato a vedere. L’immagine di Sara, girata di spalle mentre io la schiaccio contro il muro. Sono bianco come un cadavere, si vedono i peli sulla schiena, un brufolo sulla chiappa destra, nella fretta non ho nemmeno levato i calzini. Un po’ di ciccia si era depositata sui miei fianchi mollicci e ogni tanto, evidentemente a disagio, mi giro per guardare dentro l’obiettivo. Mi ricordo di quel momento. Mentre la trombavo mi stavo chiedendo mentalmente se rientrassimo nell’inquadratura o se fossimo troppo spostati a destra. A giudicare dalle immagini eravamo perfettamente centrati.
Ecco, la fotografia e le mie tende arancione sono l’unica cosa che salvo di tutta quell’orripilante scena. Le tette di Sara sballottolano avanti e indietro ad un ritmo scandito dai suoi urletti. Mi giro ancora verso la telecamera e guardo ancora dentro l’obiettivo. Mi ricordo anche di quel momento e purtroppo anche di quello che ne sarebbe seguito. Mi stavo chiedendo se fossi abbastanza partecipativo o se forse dovessi iniziare a fare anche io qualche versetto. Decido di aumentare il volume del respiro che diventa quasi un grugnito. Sembravo uno di quegli attori che provano le battute davanti allo specchio prima di un provino. Nonostante fossimo a novembre si vedeva ancora il segno del costume e il mio culo era, se possibile ancora più bianco del resto del corpo. Il mio alter- ego televisivo guarda ancora dentro l’obiettivo. So cosa sarebbe accaduto dopo e inizio veramente a provare un senso di profonda vergogna. Stavo pensando se fosse il caso di calarmi ancora di più nella parte. Nel video chiudo gli occhi e faccio una smorfia come se mi fosse venuta una terribile fitta alla pancia.
Avevo deciso che avrei dovuto schiaffeggiarle le chiappe. Qualche schiaffetto bello sonoro avrebbe sicuramente impreziosito la performance. Ora mi rendo conto che ognuno deve limitarsi a fare il suo. Quando si vuole strafare si rischia solo di rovinare tutto. Tentenno un paio di volte con la mano come un giocatore di biliardo che ritrae la stecca avanti e indietro per calibrare al meglio il suo tiro e poi faccio partire gli schiaffi sul culo più ridicoli che abbia mai visto in vita mia. Senza convinzione, senza mordente, senza grinta. Erano due buffetti più che altro. Come se il culo glielo stessi spolverando. Sul momento mi sembrava di andare alla grande, ma ora non posso far finta di non ricordare la scena madre di questa tragedia sessuale. Ero sempre più concentrato, avevo preso il ritmo e anche in televisione, tralasciando gli inestetismi fisici, stavo iniziando a fare la mia porca figura. Procedevo senza intoppi al ritmo di una squadra di canottaggio che tira l’ultima volata. Colpi sicuri, cadenzati, proficui. Sentivo di essere vicino al traguardo e come inseguito da un branco di cani inferociti ho iniziato ad accelerare lo sprint finale. Più forte. Sempre più forte. Ancora di più. Sono quasi alla fine. Credici Alessandro! credici! Ancora qualche colpo. Uno! Due! Al terzo, nella foga, esco per un secondo e tento senza accorgermene di… risalire in macchina… dal bagagliaio, diciamo…
“ahiiiiaaaaaaa!!!”
“scusa! scusa… Ho sbagliato io… scusa…”
“eccheccazzo! Almeno bussa prima!”
Non mi ero nemmeno reso conto che il cervello avesse dato l’ordine, che già il dito indice aveva premuto il tastino rosso sul telecomando. La tv si è spenta in un lampo. Non sapevo bene se fossi più inorridito dalla scena nel suo complesso o dal dettaglio di una cassiera nuda sul mio, anzi, sul nostro divano che mi dice “eccheccazzoalmenobussaprima!” alludendo al suo buco del culo. Sono rimasto sul divano dieci minuti buoni d’orologio, in silenzio e al buio, sperando che piano piano le immagini di questo porno hardcore amatoriale si dissolvessero nella mia testa fino a non lasciare nessuna traccia della loro presenza. Ma ormai il danno era fatto. Come quando non vorresti vedere un film horror, ma non riesci a resistere e cerchi uno spiraglio tra le dita serrate davanti agli occhi. Il poco che penetra tra quelle piccole fessurine non ti abbandonerà certo per la notte, esattamente come mi stava capitando ora con l’immagine di quel brufolo rosso fuoco che sembrava una benedizione induista sulla mia chiappa biancastra. Annichilito sul divano, penso che almeno non avrei dovuto comportarmi da bugiardo e che di sicuro, quel video, non l’avrei mai fatto vedere a nessuno. Annichilito sul divano penso anche che forse avrei dovuto avere un po’ più di coraggio e giocare la carta della donna lupo.

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