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Ladro di un gladiatore!
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Altro che paladino dei poveri: secondo Ridley Scott, Robin Hood è un fuorilegge assetato di soldi. E somiglia a un sanguinario romano. Ma qui non avevamo dubbi.

di Karin Ebnet

Vi ricordate la storia di Robin Hood? Un nobile coraggioso che, per recuperare il riscatto necessario a liberare il suo re, Riccardo Cuor di Leone, e aiutare la gente piegata dai pesanti dazi inflitti dallo sceriffo di Nottingham, diventava il paladino dei poveri rubando ai ricchi? Ecco, adesso dimenticatela. Perché la trasposizione di Ridley Scott è tutta un’altra cosa. Innanzitutto le nobili origini dell’eroe sono state ridimensionate. Qui Robin Hood non è altro che un esperto arciere dell’esercito di re Riccardo I, inizialmente preoccupato solo di sopravvivere agli scontri con i francesi. Poi le motivazioni che lo spingono a diventare un fuorilegge sono tutt’altro che altruiste e hanno molto a che fare con la sete di denaro, nonostante lo scopo primario di togliere ai benestanti per dare ai poveri rimanga immutato. E, infine, Marion non è più la docile fanciulla che tutti ricordavamo ma una vedova capace di maneggiare la spada e di combattere al fianco del suo amato. Senza contare che al termine della storia non ci sarà il ritorno trionfale del re a riportare la pace, ma una sanguinosa guerra civile.

Tutto questo per il desiderio di raccontare la vera (!) storia di una leggenda vivente, anche se alla fine il risultato è quello di ritrovarci davanti un nuovo Gladiatore. Il rischio c’era. Il regista è lo stesso, idem per il protagonista Russell Crowe (ma Marion è interpretata dalla new entry Cate Blanchett e la sceneggiatura è stata affidata al Brian Helgeland di Green Zone) e idem per le ambientazioni in costume. Ma anche la storia, a ben guardare, non è poi tanto dissimile e l’enfasi epica delle scene è pressoché identica. Insomma, un film fotocopia che molti aspettavano, ma di cui in realtà non c’era davvero l’esigenza.

Regia di Ridley Scott, con Russell Crowe, Cate Blanchett, Matthew Macfadyen

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