Nuovi Orizzonti Artificiali
Rock elettronico al servizio della parola.
di Alberto Motta
Energia rock, influenze elettroniche, scrittura cantautorale. Questo il marchio di fabbrica dei milanesi Nuovi Orizzonti Artificiali – la band che questo mese con la canzone Fabbrica accompagna il videobackstage della nostra donna Maxim. I N.O.A. vantano una carriera costruita con centinaia di concerti in tutt’Italia, memorabili per coinvolgimento e tasso di divertimento. Niente di noiosamente indie-snob sotto il loro palco. Nel gennaio 2007 sono tra gli artisti invitati a salire sul Treno della memoria per un viaggio artistico-storico verso est (Cracovia, Auschwitz, Birkenau) che culmina con due concerti di fronte ad un pubblico proveniente da tutt’Europa. Nei luoghi dell’olocausto. Il primo disco “Quindiciditadispazio†(i.Presume/EMI) esce nel 2006 mentre oggi la band sta terminando la scrittura di nuovi brani.
Facciamo una chiacchierata con Diego (basso), SirPablo (voce), Paolo Perego (batteria, programmazioni, chitarre, synth).
Da quanto tempo esiste il progetto Nuovi Orizzonti Artificiali?
Pab, cantante: i Nuovi Orizzonti Artificiali nascono a Milano circa dieci anni fa. Eravamo amici, frequentatori della stessa biblioteca e più che altro dell’osteria di fronte. Tra un libro e due bicchieri di vino abbiamo pensato di unire sogni, pulsioni e passioni di quell’epoca fortemente creativa, in musica. Dopo un lungo percorso di crescita siamo arrivati alla registrazione del nostro primo disco “quindiciditadispazioâ€, curata da Fabrizio “Cit†Chiapello al Transeuropa Studio di Torino, pubblicato da i.presume di Torino e distribuito in tutt’Italia dalla EMI, e ad un seguente tour promozionale dell’album che ci ha portato anche a suonare a Cracovia per il Treno della Memoria, iniziativa a ricordo delle vittime dell’olocausto.
Benché l’album sia stato accolto molto bene sia dalla critica “patinata†quanto da quelle on-line, di taglio più indie, in realtà il disco è passato in sordina, portandoci alla perdita di stimoli e perdita di componenti.
Oggi, da sette musicisti quali eravamo, ci siamo ritrovati in tre. Il cuore originario, basso, batteria e voce. Ci siamo guardati in faccia e abbiamo capito di aver ancora voglia di continuare la strada intrapresa dieci anni fa, con la stessa curiosità di allora.
Descrivete il progetto N.O.A.
In questo preciso istante stiamo lavorando alle canzoni del disco nuovo, che saranno più elettroniche; senza però tralasciare l’importante ruolo che hanno i testi nelle nostre canzoni. Diciamo che mi piace definire la nuova direzione del nostro lavoro un ‘cantautoratelettronico’. Non avendo scadenze, stiamo prendendoci tutto il tempo necessario per curare tanto la musica quanto i testi. Per la musica, le idee nascono in forma canzone con una chitarra o una tastiera e poi le si “veste†degli arrangiamenti elettronici. In questo ci aiuta CasaMedusa, lo studio di registrazione del nostro batterista Paolo Perego, situata nel cuore di Baggio, Milano. Per quanto riguarda i testi, la differenza tra quelli di “quindiciditadispazio†e quelli del nuovo lavoro è che, mentre i primi nascevano da 10 anni di esperienze di vita, quelli dell’ultimo lavoro sono l’immagine di un singolo o singoli periodi, quindi vi è maggiore omogeneità narrativa.
Quali sono le vostre influenze musicali (o non musicali)?
Diciamo che sono un po’ tutte quelle che passano dal jazz, funk, trip-hop, dance, minimal-house, big-beat, non tralasciando la tradizione cantautorale italiana e straniera. Da un punto di vista non musicale direi che la letteratura, per così dire classica, mi ha sempre affascinato, così come quella surreale alla Vian o alla Queneau per intenderci, ed anche queste influenze, così come alcuni tratti immateriali o surreali di Mirò o di Magritte si possono in qualche modo percepire nei nostri testi.
Paolo Perego: in passato ascoltavo tutto quello che faceva casino, dal death metal, alla tecno trance, alla musica industriale proveniente da Rotterdam. Ora mi sto dedicando alla musica minimale, di concetto “non che quella sopra citata non c’è l’abbia eh!†e quindi mi piace ascoltare minimal house, chillout, jazzbeat, e tutto quello che tende a quella linea musicale.
Perchè fate musica?
Pab: Cesare Pavese diceva che â€gli uomini che hanno una tempestosa vita interiore e non cercano sfogo o nei discorsi o nella scrittura, sono semplicemente uomini che non hanno una tempestosa vita interioreâ€. È la necessità di esprimerci che penso ci abbia portato a ricercare l’arte, in generale, come fonte di espressione.
Dove è possibile sentire le vostre canzoni?
Il posto più semplice è sicuramente myspace, ci trovate all’indirizzo myspace.com/nuoviorizzontiartificiali.

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