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Il magnifico inferno

R.E.M.
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La band di Michael Stipe torna ad alzare il volume. Era tempo…

di Paolo Giovanazzi

Da qualche anno, i R.E.M. sembravano inchiodati al ruolo di rockstar in fase calante. Più o meno intoccabili, sull’onda delle imprese passate, ma scivolati di qualche gradino sulla scala della gerarchia rock. Due album fiacchi come Reveal e Around the sun non li hanno aiutati, il recente Live non ha aggiunto granché. Dati i precedenti, si poteva nutrire qualche sospetto sulle anticipazioni che annunciavano il nuovo Accelerate (Warner) come il grande ritorno al rock del trio. Invece, i R.E.M. hanno mantenuto fede al titolo e accelerato il passo sul serio. Lo chiarisce subito il pezzo di apertura Living well’s the best revenge: ritmo sostenuto, chitarre sparate il giusto, pochi fronzoli e via andare. L’impianto generale dell’album è più o meno tutto lì, e i R.E.M. spiegano che volevano esattamente questo: ridurre le canzoni all’essenziale e raccontare quello che vedono. Missione compiuta, e un passo nella direzione giusta. Anche perché la ritrovata aggressività lascia spazio a pezzi più pacati come Hollow man e al tipico folk-rock che ha spesso fatto la fortuna del gruppo nelle classifiche.

Bene così, però…
Detto ciò, resta qualche traccia di ruggine negli ingranaggi della band: non sempre l’ispirazione è alta, Peter Buck non è mai stato un chitarrista da assalti a colpi di watt, e a 50 anni l’impeto non è quello dei ventenni. Ma quel che conta è il quadro d’insieme, e stavolta i R.E.M. danno l’impressione di essere in salute. In tempi di idee scarse, meglio tenerseli cari.

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