-17: L’ultimo ciak di Moana (2004)
Tatuare oggetti
Materiale di recupero e arte primitiva nei tatoo art di Phil Frost. La sorpresa? Non tatua vip ma oggetti.
di Carlo Croci
Tatuare persone? Roba vecchia.
Anni â90. New York. Uno studente di arte si mette a âtatuare oggettiâ, per dirla con le sue parole. Un pazzo? Un innovatore invece. Che ha in memoria una buona scorta di arte passata e primitiva e la riattualizza a suon di strada e mix tape di musica hip hop. Ă allora che Phil Frost elabora la sua arte e la rende riconoscibile fra le strade di New York ricoprendo muri e materiali di recupero - vecchie ante di porte, tavole e object trouvĂŠ - con una texture bianca che fonde insieme primitivismo australiano e hawaiiano, graffiti, street art e design grafico.
Visioni tribali
Un volume ora antologizza Frost ricostruendone la cifra grafica ricca di sigle, simboli e loghi stilizzati che conferiscono alle opere di questo artista autodidatta il carattere primordiale dei manufatti tribali. âOgni individuo possiede una propria espressivitĂ primitivaâ. E per questo Frost âtatuaâ. Tutto. Superfici e oggetti. Una vecchia mazza da baseball o la pelle di una ragazza. Dopo essersi abbondantemente esercitato in strada, guadagnandosi notorietĂ fra le comunitĂ musicali e quelle di skateboarder, è emerso dal sottobosco grazie alla collettiva Beautiful Losers i suoi lavori hanno avuto modo di essere visti in tutto il mondo.

Commenti
Non ci sono ancora commenti